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Di indubbia bellezza e leggerezza, questa chiesa — ora inesistente — venne progettata dal talentuoso architetto Jacopo Sansovino.

Posizionata tra le Procuratie Vecchie e quelle Nuove, è stata rimpiazzata dalle Procuratie Nuovissime.

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Le origini della chiesa di San Geminiano risultano essere molto antiche — si ritiene risalenti al 554 — e rappresentò un riconoscimento offerto dal generale greco Narsete ai veneziani, per l'aiuto navale ricevuto nella guerra bizantina contro i goti. Nella stessa epoca storica, di fronte alla Chiesa di San Geminiano — posizionata sulla sponda del canale Batario che attraversava la piazza fino al bacino di San Marco — sorse quella di San Teodoro, patrono ufficiale di Venezia fino a quando non vennero recuperate le spoglie del corpo di San Marco Evangelista; con l'edificazione della Basilica di San Marco venne demolita anche la chiesa dedicata a San Todaro. 

Nel 1106 San Geminiano perì nell'incendio che rase al suolo varie zone della città; venne ricostruita, su iniziativa del doge Vitale Michiel II, verso la metà del XII secolo, in un punto più decentrato rispetto alla piazza che proprio al tempo veniva ampliata e ridisegnata, a cornice della basilica marciana, e il canale venne interrato. Infine, la chiesa subì una importante ristrutturazione, nel 1557, su disegno dell'architetto Jacopo Sansovino.

Questo tempio, pur di minute dimensioni, doveva essere un vero e proprio gioiello: al suo interno, infatti, si trovavano opere di importanti artisti quali Alessandro Vittoria, Paolo Veronese, Jacopo Tintoretto, Gerolamo Santacroce, Giuseppe Scolari, Ludovico Spinelli, Alvise Dal Friso, Sebastiano Ricci, Gregorio Lazzarini, Gerolamo Brusaferro, Bartolomeo Vivarini. Nonostante le firme artistiche fossero di qualità eccelsa, il punto di forza di questa chiesa era la sua architettura, caratterizzata da leggerezza ed eleganza, pianta quadrata e una facciata proporzionalmente ripartita in due ordini, bel timpano triangolare e numerose nicchie e colonne. Stupefacente era anche la ricchezza dei marmi, dato che, sia dentro che fuori, era impreziosita da pietra d'Istria. Ad ornamento,  oltre a colonne, statue e sei altari, vi era il busto in bronzo di Tommaso Rangone, medico e filologo, oggi visibile all'interno dell'Aula Magna dell'Ateneo Veneto.

Il risultato fu talmente soddisfacente che Sansovino elesse, al suo interno, una cappella destinata ad accogliere le sue spoglie e quelle dei figli Francesco e Fiorenza: purtroppo però, la poca sensibilità artistica e umana del governo napoleonico occupante, privò i veneziani di questa preziosa perla e l'architetto della sepoltura scelta, le cui ceneri si presume siano oggi custodite all'interno della Basilica di San Marco.

La chiesa subì, infatti, la stessa sorte di molte altre chiese veneziane durante il dominio napoleonico: fu distrutta nei primi anni del XIX secolo per lasciare spazio all'ampliamento delle Procuratie, la cui nuova ala sarebbe dovuta diventare la sede di rappresentanza dei nuovi sovrani, Napoleone e il viceré Beauharnais, durante i loro soggiorni veneziani. Le opere contenute all'interno della chiesa in parte furono disperse, molte vennero destinate all'estero e solo alcune restarono a Venezia.

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