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Si legge nei trattati della prima età moderna sulla pena capitale che il fine principale delle conforterie nelle città italiane fosse quello di assicurarsi che il condannato accettasse la propria morte e l'accogliesse in stato di grazia. Solo attraverso questa via l'anima avrebbe sostato nella condizione transitoria del Purgatorio evitando di sprofondare nei tormenti infernali.

La Scuola di San Fantin — l'unica confraternita laica autorizzata dalla Serenissima — è stata fondata nel quindicesimo secolo per dare questo conforto spirituale ai condannati a morte e proprio per questo motivo era anche definita della Buona Morte o dei Picái (ossia impiccàti, in italiano). Nelle ore precedenti il momento dell'esecuzione, che solitamente avveniva tra le due colonne in Piazza San Marco, i confratelli cercavano di assicurare la salvezza delle anime dei prigionieri, visitandoli dapprima nella loro cella, accompagnandoli poi lungo tutto il cammino verso il patibolo e, dal 1614, provvedendo nel dar loro una degna sepoltura.

Particolare del soffitto dell'Aula Magna all'interno dell'Ateneo Veneto.

Proprio per questo, nell'attuale Aula Magna — che precedentemente era la Chiesa della vecchia Scuola — era stato commissionato a Jacopo Palma il Giovane di dipingere il soffitto rappresentando il Ciclo del Purgatorio, scegliendo come tema centrale una dottrina astratta e controversa, anzichè la consueta vita del Santo protettore. Questa scelta produsse qualcosa di profondamente innovativo e originale nell'arte delle scuole veneziane, come viene ampiamente descritto dal Sansovino nel libro Venetia città nobilissima et singolare, con queste parole:

Il soffitto poscia è anch’egli vaghissimamente lavorato; egli è finto d’ebano, è quasi tutto in bella maniera indorato; forma egli diversi vani, e grandi, e piccioli in bel modo; ne i grandi dipinte in varie maniere si veggono di mano del Palma le pene, che patiscono nel luogo del Purgatorio le anime dei fedeli Christiani; nei piccioli dodici Dottori di Santa Chiesa; cioé i Quattro principali S. Gregorio, S. Girolamo, Sant’Ambrogio, e S. Agostino nel mezzo; da un de i capi, Sant’Atanagio, S. Basilio, S. Gregorio Nazianzeno, S. Giovanni Grisostomo; e dall’altro S. Bernardo, S. Beda, S. Hilario, e Sant’Anselmo, i quali hanno di queste penne scritto ottimamente.

Un aspetto che pochi conoscono — sempre secondo il racconto del Sansovino — è che precedentemente al Ciclo del Purgatorio, il soffitto era stato realizzato dal celebre Jacopo Tintoretto ma rimosso, a breve distanza, poco dopo la morte dell'artista, di cui rimangono oggi solo due piccoli frammenti conservati nell'attuale Sala di Lettura raffiguranti i due Evangelisti Marco e Giovanni.

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Pubblicato: Venerdì, 20 Ottobre 2017 — Aggiornato: Sabato, 21 Ottobre 2017

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