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Ai tempi della Dominante, per spostarsi da un luogo ad un altro si privilegiava il trasporto in barca — via acqua — mentre i collegamenti tra aree pedonali — attraverso l'uso di ponti — erano notevolmente inferiori a quelli attuali: una vera rete di micro isole.

Con il passare del tempo, il cambio delle abitudini e l'aumento dell'importanza della viabilità pedonale portarono alla necessità di costruire nuovi ponti: prima in legno, poi con strutture in pietra e solo negli ultimi due secoli di metallo. Al momento della fabbricazione i costruttori si resero conto che alcuni di essi non potevano poggiare perpendicolarmente tra un punto e l'altro di appoggio, ma piuttosto in modo obliquo, talvolta per due calli che non si incontravano, altre volte perché le rive non combaciavano. Così venne coniato il termine ponte storto.

Sebbene in città i ponti obliqui siano numerosissimi solo 7 di loro sono etichettati come ponte storto.

Il ponte storto ai Santissimi Filippo e Giacomo si incontra camminando dietro l'abside della Chiesa di San Giovanni Novo, lungo la strada che collega campo dei Santi Filippo e Giacomo a Ruga Giuffa; a pochi passi dal ponte, un curioso accesso porta ad una struttura ricettiva che nel passato fu un'antica residenza d’epoca veneziana del XVI secolo.

Il ponte storto di Sant'Aponal deve la sua denominazione alle sue gradinate asimmetriche, in quanto una è perpendicolare al rio mentre l'altra, che va verso la fondamenta, ne è parallela; nel 1837 subì un rimaneggiamento. Nelle vicinanze di questo attraversamento è posizionata la residenza dove la celebre Bianca Cappello nacque e visse l'infanzia con la famiglia.

Per andare verso Santa Marta, è visibile un ponte storto a Santa Maria Maggiore che collega la fondamenta dei Cèreri con calle Camerini; la singolarità di questo attraversamento è che, scendendo, si divide in due: una parte va verso Calle Teren e l'altra verso Calle dei Fontegheri.

Il ponte storto a San Martino venne eretto nel 1953 — infatti la strutturazione in ferro dimostra la sua giovinezza. È localizzato alla confluenza del rio dell'Arsenale con il rio di Ca' di Dio e detiene un primato a Venezia: viene considerato il ponte più grossolano e rozzo della città lagunare, a causa delle sue spallette per nulla eleganti.

Il ponte storto a Santa Maria del Giglio viene anche chiamato Caotorta e attraversa il rio della Verona. Dopo averlo attraversato e percorrendo una breve fondamenta, si incontra un nuovo ponte dedicato a San Cristoforo.

Il ponte storto a San Boldo unisce i sestieri di Santa Croce e San Polo e, se partecipasse ad una gara, vincerebbe lo scettro di ponte più storto di Venezia, pur avendo una figura armoniosa e graziosa.

Il ponte storto a San Marcuola, che ad un occhio frettoloso e disattento sembra frutto di un capriccio dell'architetto, si colloca a metà strada tra il Casinò di Venezia e la Chiesa dei Santi Ermagora e Fortunato e collega un piccolo campiello con Rio Terà drio la Chiesa.

Tutti gli altri ponti, in aggiunta ai sette elencati, e anch'essi posizionati in sghimbescio, assumono invece denominazioni che riprendono il nome di una personalità o di luoghi fisici. Facilmente, questo sistema di identificazione — non legato al termine ponte storto — ha voluto evitare di generare troppa confusione considerando l'esorbitante quantitativo di ponti cittadini. Ne rappresentano degli esempi il ponte delle Guglie, il ponte Marco Polo dietro il Teatro Malibran, il ponte dei Conzafelci a ai Santi Giovanni e Paolo o il ponte del Savio a San Giacomo dall'Orio.

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Pubblicato: Venerdì, 21 Settembre 2018 — Aggiornato: Venerdì, 16 Novembre 2018