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L’attuale aspetto della Basilica è frutto della terza ricostruzione avvenuta nel corso della sua storia millenaria.

Il recupero del corpo di San Marco Evangelista spinse l’allora Doge Giustiniano Partecipazio a sancire la costruzione di una chiesa degna di accogliere le spoglie del santo. I lavori iniziarono nell’828 e terminarono quattro anni dopo, nel frattempo il dogado era passato nelle mani di Giovanni Partecipazio. L’edificazione della chiesa, unita alla sostituzione del santo patrono della città (San Marco infatti subentrò a San Teodoro), segnò una chiara presa di distanza a livello politico-culturale dall’influenza orientale.

La rivolta popolare avvenuta nel 967 portò alla deposizione del Doge Pietro Candiano IV, accusato di portar avanti una politica troppo legata all’occidente: simbolo di questa sommossa fu l’incendio appiccato sia al Palazzo Ducale che alla chiesa di San Marco. La ricostruzione del tempio avvenne in tempi brevi (circa due anni dall’incendio), si trattò di un intervento limitato al ripristino della struttura originaria.

Una radicale ricostruzione venne effettuata durante il secolo XI in onore del periodo di prosperità economica ed artistica che la città stava vivendo. I lavori di costruzione del nuovo fabbricato iniziarono nel 1063 e terminarono nel 1071. Diverso è il discorso inerente alle decorazioni: al momento della consacrazione (1094), la chiesa si presentava austera e priva di particolari degni di nota; in realtà si svolse un lento processo di arricchimento del patrimonio artistico iniziato circa nel 1204, in concomitanza con la presa di Costantinopoli, alla quale derivano i due elementi di stampo bizantino che caratterizzano l’attuale Basilica, ossia le cinque cupole lignee (rivestite in piombo) ed i quattro cavalli bronzei posti sopra l’arcata centrale della facciata che prospetta sulla piazza. In seguito i lavori dei tajapiera (tagliapietra) lombardi e fiorentini aggiunsero all’esterno elementi decorativi gotici. Altri interventi vennero apportati durante il Cinquecento, molti per mano di Jacopo Sansovino (la cui pietra tombale è posta davanti all’altare del battistero) e Bartolomeo Bon, mentre nel secolo successivo artisti del calibro del Longhena e Giuseppe Sardi si occuparono della conservazione dell’ormai consolidato patrimonio accumulato.

La pianta dell’edificio è a forma di croce greca ed è scandita da tre navate, di cui quella centrale presenta ai suoi lati una fila di sei colonne per lato (la basilica conta in totale oltre cinquecento colonne). Dal transetto sopraelevato si accede alla cripta sottostante. Le cupole poggiano sopra un doppio ordine di archi grandi a tutto sesto sostenuti da pilastri angolari isolati. Il presbiterio presenta un tramezzo decorato (iconostasi) che idealmente lo separa dal resto della basilica; ai suoi lati sono poste due cappelle absidate dedicate a San Pietro e San Clemente.

I disegni dei numerosi mosaici presenti all’interno del tempio furono ideati da artisti del calibro del Tiziano, Lorenzo Lotto, Paolo Uccello (interpellato personalmente dal senato con lo scopo di rialimentare la scuola del mosaico veneziana), il Veronese ed il Bassano. Tra questi, partecipò anche Jacopo Tintoretto che realizzò i cartoni per i mosaici decorativi delle volte della cupola centrale e di quello per le Nozze di Cana, realizzato nel 1568 dal mosaicista Bartolomeo Bozza.

Gran parte del tesoro Marciano venne trafugato dai soldati francesi durante l’occupazione napoleonica, durante la quale vennero portati via anche i cavalli bizantini, che però vennero successivamente restituiti sotto la dominazione austriaca su concessione dell’imperatore Francesco I.

Nel 1807 avvenne il trasferimento della sede patriarcale che fino ad allora si trovava presso la chiesa di San Pietro a Castello.

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