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Figlio del doge Angelo dal quale era stato inviato in missione a Costantinopoli per rinsaldare i legami della Repubblica con il basileus Leone V l’Armeno, alla cui corte ricevette il titolo di ipato.

Ritornato a Rivoalto, Giustiniano recò con sé, come ulteriore segno dell’amicizia di Leone, le reliquie di san Zaccaria e denaro sufficiente ad erigere in onore del santo una chiesa e un convento.

Al suo arrivo constatò che durante la propria assenza il padre aveva nominato il fratello minore Giovanni come co-reggente. Giustiniano reagì rinchiudendosi in volontario esilio assieme alla moglie nel proprio palazzo vicino alla Chiesa di S. Severo. Il padre Angelo fu costretto a deporre Giovanni, nominando Giustiniano nuovo co-reggente (818). Giustiniano, però, pretese e ottenne che il fratello venisse esiliato e confinato a Zara. Da qui Giovanni fuggì, ma poi fu ripreso e inviato a Costantinopoli.

Il fatto politico più importante durante i due anni del dogado di Giustiniano fu la richiesta di aiuto militare avanzata dal basileus per una spedizione contro i saraceni a difesa della Sicilia. Tale richiesta rappresentò la prima testimonianza storica della considerazione in cui venivano tenute la flotta e la forza militare della nascente Venezia. Il successo della spedizione veneziana aumentò di molto il prestigio della Repubblica.

L’evento di gran lunga più importante del dogado di Giustiniano fu senza dubbio alcuno la traslazione a Venezia del corpo di san Marco Evangelista: con il trasporto delle spoglie di San Marco in laguna (828) si sanzionò l’unità territoriale delle isole, l’indipendenza politica e quella religiosa del Dogado. La leggenda di San Marco venne utilizzata anche per dire che il decreto della fondazione di Venezia era stato deliberato in cielo, che Venezia era predestinata e che solo dopo erano venuti i miracoli della fuga dai barbari e della ritrovata libertà in laguna, le visioni di Mauro e Magno che spinsero le famiglie più illuminate a costruire le chiese, centro della vita di ogni singola isola-comunità. Ecco perché il Leone di San Marco con la zampa sul Libro aperto diventò quasi simbolo esclusivo dei veneziani artefici della propria storia.

Sentendo di essere prossimo alla fine e non avendo figli, Giustiniano richiamò il fratello Giovanni, che si trovava a Costantinopoli e lo nominò co-reggente, vanificando ancora una volta il cerimoniale dell’elezione. Alla sua morte venne sepolto vicino al padre nella Chiesa di S. Benedetto a S. Ilario. Nel testamento impegnò il fratello Giovanni a proseguire i lavori per il completamento della Cappella Ducale.

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