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Non farti impressionare dall'enorme mole di questo palazzo che dirompe e riempie il grandioso Campo San Geremia.

Sfarzo e lusso sono sicuramente due buoni aggettivi per descriverlo. Chiudi gli occhi e prova a sognare una fantastica festa danzante, nel salone affrescato dal Tiepolo.

Palazzo barocco del Settecento (metà del XVII - XVIII secolo) situato vicino alla confluenza del rio di Cannaregio, nel Canal Grande; l'autore non è noto, si fanno i nomi di Andrea Cominelli e dei due Tremignon (padre Alessandro e figlio Paolo) ma non esistono notizie ufficiali.

Le sue tre facciate, in pietra d'Istria e riccamente adornate, sono rivolte a tre punti diversi della città: la prima si affaccia sul Canal Grande, la seconda guarda il Campo San Geremia (possibile attribuzione a Giorgio Massari) e la terza il rio di Cannaregio; tutte mostano un pianterreno dorico bugnato mentre i piani superiori sono di ordine ionico e corinzio con finestre e balconi.
Tra finestra e finestra è presente lo stemma della famiglia Labia rappresentato da aquile araldiche.

Ciò che non passa inosservato, è il ciclo di affreschi dedicato alle Storie di Antonio e Cleopatra (1746-1747) di Giambattista Tiepolo presente nel salone da ballo; i protagonisti dei dipinti assumono pose teatrali in una finta inquadratura trompe-l'œil di Gerolamo Mengozzi Colonna. Lo stesso Tiepolo, si occupò anche i adornare il soffitto della Sala degli Specchi con il Trionfo di Zefiro e Flora.

I Labia, nella realizzazione del loro palazzo, non hanno proprio badato a spese: numerose sale sono dipente da artisti del calibro di Giandomenico Tiepolo, Palma il Giovane, Giambattista Canal, Placido Costanzi, Agostino Masucci, Pompeo Batoni, Gregorio Lazzarini, Gaspare Diziani, Antonio Visentini.

Quando, dopo circa un secolo, le fortune della famiglia Labia cominciarono a ridursi, la residenza fu venduta (XIX secolo) ad un principe dei Lobkowicz che, subito dopo, lo cedette alla benefica pia fondazione israelitica Königsberg che lo trasformò in appartamenti da affittare. Durante questo periodo, in diversi piani del palazzo si insediarono una fabbrica di stoffe e una segheria.

Nel dopoguerra un nuovo proprietario, il petroliere messicano Carlos de Beistegui, eseguì i primi restauri e il 3 settembre 1951 passò alla storia per una delle feste più belle del secolo cui partecipò tutta l'alta società internazionale vestita in abiti settecenteschi.
Con il passare degli anni Beistegui mise all'asta il palazzo e nel 1964 la RAI lo acquistò per 350 milioni di lire; negli anni successivi la Radiotelevisione Italiana impegnò molte risorse nell'opera di restauro, per riportarlo al suo antico splendore.

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Pubblicato: Venerdì, 27 Aprile 2012 — Aggiornato: Martedì, 31 Ottobre 2017