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Come molti sapranno il termine grasso nei due giorni di Carnevale, martedì e giovedì, indica un periodo in cui venivano consumati cibi particolarmente nutrienti, o dolciumi, o grassi. Questo perché il periodo dei sette giorni grassi precedono, e terminano con il martedì grasso, il periodo di Quaresima dove ci si dovrebbe dedicare alla purificazione e ad un cibo più magro. I sette giorni grassi diventavano quindi un'occasione per svuotare tutte le dispense di questi cibi in preparazione del periodo di quaranta giorni in attesa della Pasqua.

A Venezia, però, il significato di questo detto si lega probabilmente più ad una usanza del giovedì grasso, dove si permetteva a tutte le bocche di leccare.

Si narra, infatti, che durante la Serenissima l’ultimo giovedì di carnevale anche i più poveri potevano festeggiare, senza alcun onere a loro carico, con delle considerevoli porzioni di carne di toro, di quelli soppressi con un colpo di spadone a due tagli in piazza San Marco (vedi il detto e modo di dire Tagiar ła testa al toro).

Anche se a noi l'immagine sembra piuttosto cruenta, sono numerosi i quadri, dipinti dagli artisti più in auge del tempo, che raffigurano cacce e corse di tori seguite con entusiasmo dal popolo, al punto da far pensare che questi giochi e svaghi fossero tra i più apprezzati dai nobili e dalla gente comune.

Le competizioni tra uomo e animale furono definitivamente abolite nel 1802, precisamente il 22 febbraio quando, per un tragico incidente causato da un toro scatenato, crollò una gradinata piena di spettatori in Campo Santo Stefano, di fronte a Palazzo Morosini, procurando numerosi morti e feriti.

La tradizione dice anche...

Pubblicato: Giovedì, 12 Febbraio 2015 — Aggiornato: Giovedì, 12 Febbraio 2015

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