Venipedia®

Borges è un universo metafisico e labirintico, infinito e indefinito. Sottili confini tra realtà e sogno, dove l'illusione diviene letteratura, tramite una narrazione che non è mai lineare, mai banale, ma circolare, obliqua, collaterale, simmetrica e al tempo stesso bizzarra. Un rapporto con Venezia che lo porta a dedicargli il brano «Venecia», definendola "de cristal y crepúsculo" e che viene testimoniata da un labirinto a lui dedicato nell'isola di San Giorgio Maggiore.

Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo nasce il 24 agosto 1899 alle 8 di sera in una casa della calle Tucumán, Buenos Aires. Il padre, Jorge Guillermo Borges, era un avvocato e filosofo spenceriano con aspirazioni letterarie. La madre, Leonor Rita Acevedo Suárez fu una delle figure fondamentali nella vita dello scrittore. Quando, a partire dalla fine degli anni 40, la vista dell’autore bonarense cominciò a indebolirsi a causa di una malattia ereditaria che lo porterà alla cecità verso la fine degli anni ’50, la donna diventò, come afferma lei stessa, “los ojos y las manos de mi Jorge”.

Il nome di Jorge Luis Borges evocherà probabilmente titoli quali Ficciones (1944), o El Aleph (1949), ma bisogna ricordare che nonostante la sua fama sia legata principalmente ai racconti, Borges iniziò scrivendo saggistica e poesia e questa passione caratterizzerà la sua attività letteraria fino alla fine.

La sua prima opera, Fervor de Buenos Aires (1923), è infatti una raccolta di poesie. E data 1985, un anno prima della morte, Los Conjurados, raccolta di poemi e ultimo libro pubblicato in vita. Tuttavia sarebbe un errore approcciare la sua creazione come se queste tre forme letterarie delineassero altrettanti momenti separati e indipendenti della poetica e dell’immagine artistica dello scrittore. La produzione letteraria dell’autore della Historia universal de la infamia (1935) configura una visione inconfondibile la cui omogeneità definisce un mondo coerente definito da caratteristiche e leggi precise e riconoscibili. Per Borges la realtà è la manifestazione fisica della mente dell’autore. Proprio per questo ha fatto sì che la letteratura oltrepassasse i suoi stessi limiti e diventasse per lui non solo la descrizione ma l’essenza stessa di un mondo confuso e caotico, che diviene ordinato in un corpus fantastico congruente e uniforme.

L’immagine più emblematica è quella che Borges offre nel racconto «La biblioteca de Babel» dove manifesta la sua visione descrivendo l’universo come una biblioteca la cui struttura razionale e simmetrica, ripetuta all’infinito, contiene tutto lo scibile fino ad arrivare alla negazione stessa del sapere, alla ricerca di un’unità che però si rivela utopica dato che per l’autore la realtà è un puro riflesso e gli stessi oggetti che vediamo in essa non sono che simulacri, immagini create dalla mente dell’uomo. È evidente che il rapporto tra Jorge Luis Borges, la letteratura e Venezia va al di la del semplice affetto che l’autore manifestava per la città. Probabilmente pochi posti al mondo potrebbero manifestare l’immagine materiale e concreta di una mente tanto straordinaria e labirintica meglio di Venezia, luogo la cui essenza non può essere concepita separatamente da quella del proprio riflesso.

Il rapporto tra lo scrittore e la Dominante inizia nel 1915 quando, trovandosi in Svizzera con la famiglia, nonostante la guerra si reca in Italia per visitare Verona e Venezia. Una successiva testimonianza del rapporto che lega Borges alla città dei dogi si ha nel 1970 quando, in occasione del Festival di Venezia vengono presentati due film basati su altrettanti racconti dello scrittore: uno, La strategia del ragno, di Bernardo Bertolucci e l’altro di una produzione francese. Successivamente lo scrittore viene a Venezia un’altra volta negli anni 80 ed è proprio in seguito a questa visita che scrive il brano, contenuto nella raccolta Atlas, intitolato proprio «Venecia», città che egli definisce “de cristal y crepúsculo”.

Nel 1999, in occasione del centenario della nascita dello scrittore l’Italia ha voluto omaggiarlo realizzando un’esposizione itinerante organizzata dalla fondazione che porta il suo nome e diretta da María Kodama, vedova di Borges, la quale ha voluto che il percorso della mostra iniziasse proprio da Venezia a testimonianza dell’affetto che l’autore bonarense provava per la città nella quale, come ha rivelato la moglie in un’intervista nel 2011, “aveva anche pensato di stabilirsi a vivere […]”.

La scelta della Biblioteca Nazionale Marciana quale sede della manifestazione si sarebbe in seguito dimostrata forse non del tutto casuale. L’edificio, infatti, non solo fa riferimento a uno dei racconti fondamentali dello scrittore ma, guardando il bacino di San Marco dialoga idealmente con l’isola di San Giorgio Maggiore, sede della fondazione Cini dove, nel 2011, in occasione dei 25 anni dalla scomparsa dello scrittore argentino, morto il 14 giugno 1986 a Ginevra, fu inaugurato un labirinto che manifesta il suo omaggio a Borges a partire dalla sua stessa struttura essendo composto da siepi che ne compongono il nome duplicato come se fossero l’una il riflesso dell’altra. Il labirinto ha un gemello che si trova a Los Álamos, nella provincia di Mendoza, Argentina e il giorno dell’inaugurazione le due installazioni furono illuminate nello stesso momento unendo metaforicamente due luoghi e due realtà che per Borges erano stati così importanti.

(ga)

Altre persone da conoscere

Pubblicato: Mercoledì, 25 Febbraio 2015 — Aggiornato: Lunedì, 06 Aprile 2015