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Figlio di Rocco, facoltoso mercante, e Maria Mercati, dopo alcuni anni a Venezia studiò un anno a Roma e solo dopo la morte del padre, all’età di 13 anni, si trasferì a Bologna dove trovò campo fertile per ampliare e potenziare il suo gusto, le sue inclinazioni e la sua sete di conoscenza.

Nella sua avventurosa ed eclettica vita, la sua costante fu sicuramente il viaggio, che lo portò a girare l'Europa fino alla Russia.

Fu uno dei più prolifici e intelligenti ambasciatori nel mondo e uno dei più importanti intellettuali tra gli scrittori, eruditi, poligrafi e intendenti d’arte del Settecento europeo.

Furono suoi maestri Eustachio Manfredi e Francesco Maria Zanotti ma anche Iacopo Bartolomeo Beccari, che lo incanalò verso gli studi di fisica sperimentale e di medicina.

I suoi primi scritti furono di astronomia ne gli Atti dell'Istituto bolognese ma già cominciava a delinearsi la sua inclinazione verso la scienza newtoniana, reputata, nel capoluogo emiliano, il seguito della corrente galileiana.

Per approfondire la sua conoscenza del greco si trasferì alcuni mesi a Padova alla scuola del Lazarini, per passare poi a Firenze a quella di A.M. Ricci. Questi anni di dedizione arricchirono la sua natura di scrittore neoclassico, vicino alla corrente romana dell’Arcadia.

A Bologna fu elaborata la prima stesura dell’opera che contribuì ad affermare Algarotti come scrittore: il Neutonianismo per le dame. Questo lavoro venne rimaneggiato diverse volte durante la sua parentesi parigina del 1733, durante la quale anche il titolo subì una rielaborazione e fu cambiato in Dialoghi sopra l'ottica neutoniana.

Terminata la stesura del suo lavoro, si stabilì in Inghilterra sei mesi per potenziare la conoscenza della lingua locale, poi tornò in Italia per curare la prima edizione del Neutonianismo (1737) e infine ripartì nuovamente per la Francia e il Regno Unito.

Nel 1738 salì a bordo della galea "The Augusta" di Lord Baltimore, che il 21 maggio salpò da Gravesend alla volta del Baltico da cui Algarotti lasciò una serie di lettere indirizzate a Lord Hervey e denominate Viaggi di Russia.

Durante il suo ritorno da Pietroburgo, Algarotti conobbe a Reinsberg il principe ereditario di Prussia, il futuro Federico II (incoronato re l’anno seguente) il quale lo invitò presso la sua corte. Algarotti vi restò dal 1740 al 1742, occupandosi anche di un importante incarico diplomatico presso il re di Sardegna.

Dal 1742 al 1746 fu titolato consigliere di guerra presso l'elettore di Sassonia da Augusto III ed ebbe il compito di raccogliere, in Italia, opere d'arte per la Galleria di Dresda. Per svolgere questo compito, tornò in Italia, nel 1744 e, soprattutto nella sua città d’origine, Venezia, avviò una serie di compravendite con privati per l’acquisto di quadri (l'elenco di queste opere fu lasciato nella lettera a Giovanni Manette del 13 febbraio 1751).

Questa sua nuova occupazione consentì ad Algarotti di entrare nel novero dei critici d'arte settecenteschi grazie ai suoi scritti sulle arti figurative e per le Lettere sopra la pittura e le Lettere sopra l'architettura e, soprattutto, per i due trattati Sopra l'architettura (1756) e Sopra la pittura (1762).

Finito il suo mandato, nel 1746 Algarotti tornò alla corte di Prussia. Da Federico II fu nominato suo ciambellano, eletto cavaliere dell'Ordine del Merito con una considerevole pensione annua e titolato conte col diritto di trasmetterlo ai suoi eredi. Tolta una parentesi italiana nel 1749 e un altro periodo a Dresda, restò alla corte del re di Prussia per sette anni, durante i quali potè trafficare con scienziati e uomini di lettere e rinnovare l’amicizia con Voltaire. Trovò numerosi stimoli per scrivere nuovi saggi e raccogliere idee e spunti per il futuro che potessero consentire un dialogo tra la cultura italiana e quella straniera, una nuova consapevolezza e apertura nei confronti delle varie culture nazionali. In una sua lettera a Voltaire mette proprio in luce la decadenza culturale italiana e l'augurio di un suo prossimo rinnovamento; la sua posizione risulta essere contraria al frazionamento provinciale della cultura italiana a favore di un sistema simile a quello francese.

Ciò che rende originale Algarotti è la sua predisposizione a critico letterario di storico del costume, affrontando questioni di letteratura facendo tesoro della sua buona conoscenza degli scrittori e dei critici inglesi e francesi.

Tra i suoi numerosi scritti, meritano una certa attenzione: il Saggio sopra la lingua francese (1750), per la chiarezza con la quale sono state descritte le diverse storie delle lingue italiana e francese e la diversa funzione de l'Accademia francese e della Crusca in fatto di lingua e il breve Saggio sopra la necessità di scrivere nella propria lingua, ispirato dal principio di Locke che la lingua risponde alla formazione storica dei popoli e che i grandi scrittori possono arricchire una lingua nata povera.

Altro scritto meritevole di nota è il Saggio sopra l'opera in musica (1762), che tratta le controversie del Settecento sul melodramma. Sono importanti, per la conoscenza della tradizione dell’epoca, i capitoli dedicati alla scenografia e all'architettura teatrale oltre che l’analisi sull’essenza del melodramma, la scelta dei soggetti idonei, della musica giusta, del canto, della recitazione e degli atti di danza

Al ritorno dalla corte di Prussia, Algarotti confidava di poter risanare la questione culturale italiana e tra il 1757 e il 1762 decise di istituire, a Bologna, un'Accademia denominata degli Indomiti, con l’intenzione di incoraggiare i giovani studiosi. 

Trovò la morte a Pisa il 3 maggio 1764 e sulla sua tomba fu posta questa frase: "Algarotto Ovidii aemulo, Neutonii discipulo, Fridericus rex".

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Prima pubblicazione: Venerdì, 23 Novembre 2012 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 04 Aprile 2013

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