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Figura indispensabile per comprendere la cultura audiovisiva tra gli anni Trenta e Quaranta in Italia. Durante la sua carriera di cineasta fu anche giornalista, fotografo, storico e critico del cinema oltre che regista di teatro lirico, di prosa, scenografo e drammaturgo.

La vita

Francesco Pasinetti nasce a Venezia nel giugno 1911 in una famiglia benestante e di artisti: il nonno materno Guglielmo Ciardi è uno dei grandi della pittura veneta dell’Ottocento e gli zii Giuseppe e Emma Ciardi e Alessandro Milesi sono noti pittori, il fratello minore Pier Maria sarà scrittore e giornalista, romanziere e docente di letteratura comparata e lingua italiana, il padre Carlo è uno stimato primario ospedaliero. Ciò spiega la propensione manifestata da Francesco, fin dalla giovane età all’arte, alla letteratura, alla poesia, al teatro, alla fotografia, oltre che alla pittura: in casa infatti si facevano letture, spettacoli teatrali tra bambini o anche rappresentazioni di burattini e marionette, e si andava spesso a teatro. Non ancora ventenne Francesco dà prova di una precisa predisposizione e di un innato talento nello scrivere, comporre, allestire, dirigere, recitare e lo dimostra in una serie di testi teatrali, che rivelano la sua "vocazione" per la creazione drammaturgica, e di racconti, che egli presenta negli incontri del Cenacolo della Fiamma il salotto letterario creato con il fratello e gli amici.

Si laurea nel 1933, primo studente italiano a presentare una tesi sul cinema discussa a Padova con Giuseppe Fiocco prestigioso storico dell’arte, nella quale per la prima volta la decima Musa entra a far parte del novero delle arti, abbozzo del volume Storia del cinema dalle origini ad oggi del 1939, riconosciuta come la prima trattazione organica apparsa nel nostro paese.

Durante la sua lunga carriera, Francesco si dimostra, già agli albori, curioso e instancabile studioso, giornalista e critico per quotidiani e riviste (tra i più significativi Cinema, Bianco e Nero, Primato) e dal 1932 regista di opere largamente sperimentali realizzate con il Cineclub prima e il Cineguf poi. Parallelamente alla regia cinematografica, attività che lo fa conoscere in Italia e all’estero, si cimenta con il teatro, attività poco nota ma non per questo di minor importanza.

Dopo la guerra, rientrato a Venezia, avvia diversi progetti centrati sulla città: una casa di produzione, un museo del cinema, un programma radiofonico, iniziative editoriali. Un attaccamento alla sua città che manifesta con molti affettuosi omaggi offrendone tante rappresentazioni in cui Venezia è narrata nei suoi aspetti meno noti ma più realistici, una città popolare e chiara, di pietre e d’acqua, teatro di un continuo movimento di uomini e donne. Una Venezia periferica ‘minore’ ma viva.

I maggiori riconoscimenti tuttavia gli provengono da Roma nella seconda metà degli anni Quaranta, dove attecchisce un nuovo modo di fare e vivere un cinema che ora scruta la realtà, dopo il disorientamento e il dilagante disimpegno degli anni precedenti. Ottiene la docenza universitaria e la nomina di direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia, incarico che però svolge per solo un anno. Il 2 aprile 1949 infatti, a soli 37 anni, mentre effettua un sopralluogo per alcune riprese lungo la via Appia a Roma, è colto da un malore improvviso che non gli dà scampo.

Francesco Pasinetti lasciò ai suoi successori una ricca eredità soprattutto trasmettendo una nuova coscienza artistica e civile. Un intellettuale che esemplificò perfettamente l’esperienza, difficile e controversa, di tanti giovani intellettuali che vissero e lavorarono durante il fascismo; offrendo il ritratto non tanto di un singolo personaggio, isolato ed autonomo, ma di un più vasto contesto culturale, della storia collettiva di un ventennio. Rappresentò un faro per i molti giovani che come lui seppero destreggiarsi sapientemente tra diversi registri e mezzi espressivi, pronti a recepire le novità culturali della loro epoca e a gettare le basi del cinema del neorealismo e della regia teatrale in senso moderno.

Pasinetti e il giornalismo

Nel 1932 crea con il fratello Pier Maria il periodico «Il Ventuno», presto diventato una fucina di giovani talenti ed intelligenze negli ambiti più diversi che segneranno con la loro impronta l’Italia del dopoguerra: Antonioni, Guttuso, Ingrao, Maselli ecc. La rivista, dapprima squisitamente letteraria, si apre poi tempestivamente ai temi d’attualità culturale passando sotto l’egida del Guf veneziano, e trova in Pasinetti un animatore prolifico ed un instancabile riferimento, quasi un ‘regista’, dinamico e vivace. Dopo la sua chiusura nel 1940 riprenderà le pubblicazioni l’anno successivo con la testata «Il Ventuno domani», per cessare definitivamente, nello stesso 1941, interrotto dalla guerra.

A partire dal 1935, con il rinnovo grafico della rivista, Pasinetti si occupa anche di illustrare gli articoli con le proprie fotografie privilegiando sempre di più soggetti di interesse veneziano. Come testimoniato da circa migliaia di documenti fotografici, la fotografia diventerà per Francesco strumento necessario e indispensabile in ogni sua attività, prima fra tutte quella di regista.

Pasinetti e il cinema

Alla regia cinematografica si dedica dal 1932 con il film Entusiasmo dedicato alla gioventù dei Guf, agli studenti universitari e coetanei di Francesco, una notevole impresa sperimentale del Cineclub del Guf di Venezia. L’attività cinematografica si consolida con la produzione in formato ridotto, che promuoverà a livello internazionale organizzando alcune rassegne nell’ambito della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, e con numerose collaborazioni a sceneggiature: L’ambasciatore di Baldassarre Negroni (1936), I due misantropi di Amleto Palermi e L’ultima nemica di Umberto Barbaro (1937), e più tardi La peccatrice di Palermi (1940) La danza del fuoco e Soltanto un bacio di Giorgio Simonelli, Via delle cinque lune e Bella addormentata di Luigi Chiarini (1942), La locandiera di Chiarini e La buona fortuna di Ferdinando Cerchio (1943).

Nel 1934 fonda la Venezia Films, una sua casa di produzione, e gira Il canale degli angeli, il suo unico lungometraggio. Nonostante altri tentativi, Pasinetti infatti realizza in seguito solo straordinari cortometraggi. In parte dedicati alla sua Venezia (tra gli altri nel 1942 Venezia minore, La gondola, I piccioni di Venezia e nel 1947 Piazza san Marco e Il Palazzo dei Dogi) ma anche attenti a valori sociali (Nasce una famiglia, 1943), al mondo dell’arte (I pittori impressionisti e Arte Contemporanea, alla Biennale del 1948) e all’industria (Lumiei e Piave Boite Vajont, 1947). L’attività documentaristica guarda anche all’ambito scientifico con decine di filmati chirurgici, con opere didattiche e progetti mai realizzati.

La sua carriera si consolida nel cinema nel corso degli anni Quaranta a Roma, la capitale del settore cinematografico, dove si trasferisce nel 1937. È insegnante al Centro Sperimentale di Cinematografia, critico su importanti testate di settore, autore di fondamentali saggi, esemplare figura di riferimento per le generazioni dei giovani cineasti ed artisti in erba (Carlo Lizzani, Alida Valli, Carla Del poggio), promotore culturale in tutti i campi dell’arte.

Pasinetti e il teatro

Passione coltivata fin dalla giovane età prima ancora del cinema, Pasinetti, approfondendo le esperienze adolescenziali, si dedica anche al teatro di prosa e lirico come regista, scenografo, drammaturgo, organizzatore, cimentandosi con generi che vanno dalla farsa alla tragedia al dramma musicale. Porta in scena Gian Francesco Malipiero uno dei musicisti a cui più è legato (L’Orfeide, Le baruffe chiozzotte), Donizetti (L’elisir d’amore), Mozart (Bastiano e Bastiana) al romano Teatro delle Arti di Anton Giulio Bragaglia e alla Fenice di Venezia collaborando con artisti come De Pisis, Prampolini, Fulchignoni.

Nella prosa ottiene discreti consensi con la regia di Mio fratello il ciliegio di Siro Angeli e con cinque commedie rappresentate nei circuiti ufficiali del teatro fascista universitario a Roma e Firenze (Lontananza, La sorella, La ricchezza, Tutti hanno ragione, Ai quattro venti). Nel teatro Pasinetti ha l’opportunità di applicare in modo sperimentale ed innovativo le sue teorie sui concetti di autore, spettacolo, regista senza mai perdere di vista le tendenze di un certo contemporaneo teatro d’avanguardia.

(lp)

Galleria immagini

Pasinetti durante le riprese di un cortometraggio nella sua amata città.
Scatto raffigurante la casa di Francesco Pasinetti dove oggi è presente una targa commemorativa.
Riprese in piazza San Marco.
Il volto in primo piano del talentuoso regista.

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Pubblicato: Mercoledì, 18 Maggio 2016 — Aggiornato: Giovedì, 15 Settembre 2016