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Fu la più famosa cortigiana honorata della Serenissima, stimata e rispettata, amante di uomini di cultura, politici, re.  Fu anche moglie e madre e, caso straordinario per i tempi in cui visse, una delicata e raffinata poetessa.

Nacque a Venezia nel 1546 in una famiglia appartenente alla classe dei cittadini originari. Ebbe tre fratelli: Girolamo, morto durante la peste del 1575, Orazio e Serafino. A diciotto anni sposò il medico Paolo Panizza, che nomina solo nel primo testamento, stilato quando era incinta, nel quale raccomanda alla madre, qualora fosse morta di parto, come molto spesso accadeva in passato alle donne, di farsi restituire da lui la dote. Si separò presto ed è ragionevole pensare che i suoi sei figli fossero di padri diversi.

Donna di singolare bellezza, spirito e cultura, fu avviata giovanissima alla prostituzione dalla madre: Venezia riconosceva due diversi tipi di cortigiane, le cortigiane honorate quelle cioè colte ed istruite, e le cortigiane di lume, più simile alle moderne prostitute e destinate ai ceti bassi.

La Franco fu probabilmente l'esempio più celebre di cortigiana honorata anche se, nella Venezia rinascimentale, non fu l'unica intellettuale a vantare una cultura raffinata ed a esprimere numerosi talenti in ambito letterario e artistico. La troviamo nominata in un famoso catalogo delle “principal et più honorate cortigiane di Venezia”, elenco che forniva il nome, l'indirizzo e le tariffe delle cortigiane più in vista della città, secondo il quale un bacio di questa cortigiana costava 5 o sei scudi, il servizio completo 50 scudi.

Le sue frequentazioni e le sue amicizie erano importanti ed autorevoli, in gran parte collegate al ridotto di Domenico Venier, poeta famoso e suo protettore e consigliere. Conobbe Montaigne e fu amica del Tintoretto che ne dipinse il ritratto. Quando Enrico III di Francia nel 1574 venne a Venezia in visita di Stato, volle intrattenersi con lei. Ripartì con il ritratto dipinto da Tintoretto della sua gentile ospite e due sonetti che Veronica gli aveva dedicato. Si dice che l’incontro influì sui buoni rapporti tra la Francia e la Serenissima. Grazie alle sue amicizie divenne ben presto molto conosciuta.

In una città prosperosa e cosmopolita com'era Venezia, essere una delle più honorate cortigiane, le consentì di vivere circondata dagli agi per la maggior parte della sua vita; tuttavia dovette sempre farsi strada da sola. Studiò e cercò i propri mecenati tra gli uomini colti. A partire dal 1570 circa, entrò a far parte di uno dei circoli letterari più famosi della città, partecipando a discussioni, facendo donazioni e curando antologie di poesia.

Scrisse due volumi di poesia: Terze rime nel 1575 e Lettere familiari a diversi nel 1580. Pubblicò raccolte di lettere e riunì in un'antologia le opere di scrittori famosi. Al tempo era di moda il petrarchismo e anche Veronica, specialmente nei sonetti, seguì questa moda letteraria. Se ne distaccò nelle Terze rime, in gran parte una denuncia della condizione femminile, usando endecasillabi.

Dopo il successo di questi lavori, fondò un'istituzione caritatevole a favore delle cortigiane e dei loro figli. Nel 1575, durante l'epidemia di peste che sconvolse la città, Veronica Franco fu costretta a lasciare Venezia e, in seguito al saccheggio della sua casa e dei suoi possedimenti, perse gran parte delle sue ricchezze. Al suo ritorno, nel 1577, si difese brillantemente durante il processo dell'Inquisizione, che la vedeva accusata di stregoneria (un'accusa comune per le cortigiane); le accuse caddero. Secondo le deposizioni, i suoi legami con la nobiltà veneziana contribuirono all'assoluzione.

Dopo questo avvenimento si sa ben poco della sua vita, tuttavia i documenti ancora esistenti riportano il fatto che, anche se ottenne la libertà, perse tutte le ricchezze e i beni materiali. Quando morì anche il suo ultimo benefattore, si ritrovò senza un sostegno finanziario. Spinta da motivi umanitari e religiosi, si dedicò alle opere di carità e istituì la Pia casa di Santa Maria del Soccorso per accogliere ragazze madri e vecchie prostitute. Morì a Venezia nel 1591 a soli 45 anni.

(dz)

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Pubblicato: Lunedì, 07 Marzo 2016 — Aggiornato: Lunedì, 23 Maggio 2016