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Quella che possiamo ritenere il veneziano corrispettivo della michelangiolesca Cappella Sistina è indubbiamente la Scuola Grande di San Rocco, indiscusso capolavoro di Jacopo Robusti, detto il Tintoretto.

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Nel 1519 nacque a Venezia Jacopo Robusti, soprannominato il Tintoretto dal mestiere che esercitava il padre Battista.

Uno dei dipinti che contribuì notevolmente a crearne la fama fu quello eseguito alla metà del secolo per la Scuola Grande di San Marco. Il quadro d'esordio del ciclo fu Il Miracolo dello schiavo, conservato ora presso le Gallerie dell'Accademia, rivoluzionario soprattutto per la grande drammaticità coniugata a tensioni dinamiche tipiche del centro Italia. Gli altri miracoli del santo patrono veneziano furono eseguiti da Jacopo negli anni '60 e vedono la presenza al loro interno di Tommaso Rangone, medico, filosofo e guardian grande della Scuola oltre che committente del ciclo.

Al 1549 risale San Rocco nell'ospedale, eseguito per l'omonima chiesa forse come risarcimento ai confratelli della scuola che, per anni, avevano tentato di realizzare un vero ospedale. In seguito alla costruzione della loro nuova prestigiosa sede, infatti, il desiderio era stato quello di convertire la vecchia struttura in ricovero per i bisognosi ma i vicini Frari, proprietari dei terreni, non diedero mai il permesso. A distanza di circa un decennio ciascuno, il pittore realizzerà altri due dipinti, Cristo risana gli ammalati (1559) e S. Rocco in carcere visitato dall'angelo (1567).

Nel sesto decennio del secolo, Tintoretto fu impegnato nella chiesa più rappresentativa della sua carriera e non solo. Per la Madonna dell'Orto, infatti, realizzò le portelle dell'organo, con all'esterno la Presentazione di Maria al Tempio e all'interno l'Apparizione della croce a san Pietro e La decapitazione di san Paolo. Come laterali del presbiterio eseguì Mosè riceve le tavole della Legge e gli Ebrei preparano il vitello d'oro e il Giudizio Universale.

Tematiche più volte replicate dal pittore furono quelle eucaristiche della Lavanda dei piedi e dell'Ultima Cena. Soprattutto dagli anni '70 in poi, quest'ultimo soggetto iconografico divenne spesso perfetta metafora delle prescrizioni tridentine in cui si sottolineava l'importanza della carità, considerata inutile ai fini della salvezza dai Protestanti. Per citare qualche esempio, vi sono l'Ultima Cena di San Trovaso (1565), di San Polo (1570) o di San Giorgio Maggiore (1591-93).

A metà degli anni '60 Jacopo Tintoretto si dedicò a quello che è indubbiamente il suo ciclo più rappresentativo. Per la Scuola Grande di San Rocco, infatti, iniziò a lavorare dal 1564 nella sala dell'Albergo illustrando la Passione di Cristo, nella metà del decennio successivo al soffitto della sala Superiore con storie di Mosè e dell'Antico Testamento, alla fine degli anni '70 raccontò la vita di Cristo sulle pareti e, infine, la vita di Maria e l'infanzia di Gesù nella sala terrena tra il 1582 e il 1586. Peculiarità dell'intero ciclo pittorico è il ricollegarsi fra loro dei vari episodi in chiave allegorica e di prefigurazione secondo tematiche simili: quella dell'acqua, ad esempio, con Mosè che fa sgorgare l'acqua dalla roccia sul soffitto della sala Superiore, il Battesimo di Cristo immediatamente al di sotto sulla parete e la Piscina probatica su quella opposta, esattamente di fronte.

Tintoretto, però, non passò la sua vita a dipingere solamente temi devozionali. Si occupò anche di soggetti celebrativi, lavorando per Palazzo Ducale, prima e dopo il disastroso incendio del 1577, ed eseguì insieme al figlio Domenico i Fasti gonzagheschi verso la fine dell'ottavo decennio, otto tele che esaltavano momenti gloriosi della famiglia.

I dipinti per la chiesa di San Giorgio Maggiore furono le ultime fatiche del pittore. Per i benedettini, infatti, dipinse i due laterali del presbiterio (Ultima Cena e Gli Ebrei nel deserto) e la Deposizione tra il 1592 e il 1594, anno della sua morte dopo giorni quindese de fievre all'età de anni settantacinque. Tintoretto fu sepolto presso la chiesa della Madonna dell'Orto, dove riposano anche i figli Marietta e Domenico.  

(rb)

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