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Tra i maggiori esponenti del rococò e l'ultimo protagonista della decorazione monumentale in Europa; lavorò in Italia e all'estero e fu grazie al suo contributo artistico che Venezia del Settecento potè nuovamente imporsi nel mondo.

Tra le sue opere, le più significative sono: gli affreschi del palazzo arcivescovile di Udine (1726-30), le tele per la Scuola del Carmine a Venezia che rappresentano uno delle sue perle (1743) e gli affreschi per la residenza di Carlo Filippo di Greiffenklau a Würzburg (1751-53).

Sposò Cecilia Guardi, sorella di Francesco Guardi, e da lei ebbe 9 figli.

Allievo di Gregorio Lazzarini e interessato allo stile espressivo - drammatico adottato da artisti quali G. B. Piazzetta e F. Bencovich; nel campo della decorazione e dell'affresco, invece, è evidente la forte attrazione nei confronti dell'arte di Stefano Ricci e del grande Paolo Veronese.

Dopo il decoro nella chiesa degli Scalzi a Venezia (1724-25; per alcuni critici 1728-29) alla volta nella cappella dedicata a S. Teresa, con gli affreschi del palazzo arcivescovile di Udine ci fu una vera e propria svolta nell'arte di Tiepolo (la decorazione "Storie dell'Antico Testamento" si caratterizza per l'uso di colori chiari e trasparenti, impregnati di luce, e da composizioni spaziali aperte monumentali).

Considerando il classicismo veronesiano, l'artista perfezionò una versione personale del rococò ricercando luminosità atmosferica e un nuovo rapporto tra la forma, la luce e il colore; la solidità e e il plasticismo della figura umana viene sottolineata attraverso l'uso di colori tonalità esaltate dalla luce del sole.

Dopo esser tornato da Udine (dove seguì anche affreschi nel duomo), passò per Milano (decorò i palazzi Archinto e Dugnani  nel 1731), poi per Bergamo (Cappella Colleoni, 1732-33) e infine andò a Vicenza (villa Loschi-Zilieri).

Come capolavori religiosi, ricordiamo i suoi numerosi interventi a Venezia: nella chiesa dei Gesuati (1737-39), in quella del Carmine e, non per ultima, a S. Alvise.

Tra le varie opere eseguite con Gerolamo Mengozzi Colonna, suo collaboratore nella realizzazione delle finzione scenica grazie a particolari inqudrature, merita una citazione particolare la decorazione del palazzo Labia (1747-50) con il suo ciclo di pitture raffigurati le Storie di Marcantonio e Cleopatra.

Nel 1750, viene invitato dal principe vescovo Carlo Filippo di Greiffenklau a decorare la sua residenza a Würzburg e si fece aiutare da due dei suoi due figli, Giandomenico e Lorenzo (Venezia 1736 - Madrid 1776); il prodotto artistico che ne uscì diede al salone progettato da B. Neumann (ornato di stucchi bianchi e oro) e ancora di più allo scalone, con la grandiosa rappresentazione dell'Olimpo con le quattro parti del mondo, esaltandone ancor di più la pomposità e sfarzosità.

Tornato in Veneto, (1753) si occupò di affrescare, nel 1757, villa Valmarana a Vicenza mentre a Venezia lavorò in Palazzo Ducale (Nettuno offre doni a Venezia, 1748-50) e per famiglie patrizie (es., Ca' Rezzonico, 1758), poi nel duomo di Este la pala con S. Tecla, nel 1761-62 dentro villa Pisani a Stra, ultima opera eseguita in Italia.

Nel 1762 e per 5 anni, l'artista andò a vivere a Madrid per adornare le sale del nuovo Palazzo Reale sempre con l'ausilio dei figli; finito il ciclo di pitture, Tiepolo decise di rimanere nella capitale spagnola.

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Prima pubblicazione: Martedì, 15 Maggio 2012 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 06 Marzo 2014

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