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Artista non adeguatamente valorizzato, rappresenta uno dei protagonisti della pittura veneziana del Cinquecento; fu probabilmente il più brillante incisore della Venezia del suo tempo.

Viene oggi ricordato e celebrato per i tre tondi nel soffitto e i due filosofi alle pareti del Palazzo della Libreria Sansoviniana.

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Andrea Meldola o Meldolla, ribattezzato Schiavone per essere nato in Dalmazia, ebbe il merito indiscusso di inventare un nuovo stile pittorico rinascimentale veneziano che vide molti ammiratori tra i suoi colleghi, in particolare rappresentò un punto di riferimento per Domenico Tintoretto, Carracci e El Greco.

Nacque, tra il 1510 e il 1515, in una famiglia proveniente dalla Romagna, precisamente da Meldola e residente nella città dalmata per via del lavoro svolto dal padre di Andrea: il capofamiglia, infatti, fu funzionario della Serenissima a Zara.

Nonostante le informazioni in merito alla sua vita siano imprecise e incerte, si presume che si trasferì in giovane età a Venezia dove intraprese gli studi per divenire pittore e incisore; nella città lagunare lasciò testimonianze rilevanti della propria opera in chiese e sedi pubbliche. Di certo, fu già un pittore maturo nel 1540, anno in cui Giorgio Vasari gli commissionò la realizzazione dell'opera Battaglia, oggi purtroppo perduta, destinata ad Ottaviano de' Medici. Lo stesso Vasari così scrisse, nell’edizione del 1568 di Vite, del prodotto finale realizzato: "...fu delle migliori che Andrea Schiavone facesse mai e veramente bellissima".

E' proprio intorno al 1540 che la dote artistica di Schiavone comincia ad essere riconosciuta ed ammirata, diventando uno dei più apprezzati giovani artisti dell'epoca; una lettera del 1548 di Pietro Aretino al pittore, avvicinerà quest'ultimo all'Accademia Aretina, quel circolo culturale prestigioso a cui facevano parte anche Vasari, Tiziano e molti altri eletti. Del quarto decennio non si conoscono altre opere a lui direttamente attribuibili e si presume che, fino agli inizi degli anni Cinquanta, Meldola abbia maturato la sua predisposizione per la grafica. Non a caso viene stimato per le sue capacità incisorie. A questo periodo sono riconducibili le quattro tavolette, due Storie di Apollo e due Storie di Giove, conservate nel Kunst­historisches Museum di Vienna che molto probabilmente furono realizzate per decorare un cassone o un armadio. La grande acquaforte con il Ratto di Elena, datato 1547, rappresenta l’unico lavoro di tutto il corpus di Schiavone datato e firmato "Andrea Meldolla inventor".

A Venezia, durante la sua carriera di artista, realizzò un quadro votivo per il doge Francesco Donà, affrescò la facciata di palazzo Zen ai Crociferi di cui oggi purtroppo non ne è rimasta traccia e tra il 1552 e il 1553 si occupò di adornare la galleria del coro della chiesa dei Carmini. Nel soffitto della cappella della famiglia Grimani, all'interno della chiesa di San Sebastiano, Schiavone eseguì gli affreschi a monocromo raffiguranti l’Orazione nell’orto, il Tradimento di Giuda, la Deposizione nel sepolcro e la Resurrezione, lavorando in collaborazione con Alessandro Vittoria il quale si occupò delle cornici a stucco e delle importanti scultore (busto di Marcantono Grimani e statue di San Marco e Sant'Antonio Abate). Sempre nello stesso luogo di culto, Andrea Meldola eseguì la pala d’altare della cappella Pellegrini, la prima della navata sinistra, raffigurante Cristo con due discepoli sulla via di Emmaus, così come due piccoli ovali monocromi ad affresco con figure di Virtù.

Non c'è ombra di dubbio che il lavoro di maggior prestigio professionale fu svolto all'interno della Libreria Marciana: il 10 febbrario 1557 Schiavone ricevette il saldo conclusivo della sua opera più importante e celebrata dai contemporanei. Nell'attuale Biblioteca Nazionale Marciana realizzò — nell’ambito della decorazione del soffitto della sala della Libreria la cui architettonica era stata da poco completata da Iacopo Sansovino — i tre tondi a lui affidati raffiguranti: Il trionfo delle armi, La dignità degli imperi e Il sacerdozio. Oltre ai tondi sul soffitto nella Libreria Marciana dipinse anche le due figure dei Filosofi alle pareti.

Tra gli ultimi incarichi destinati a luoghi pubblici veneziani spicca la commissione ricevuta il 21 giugno 1562 dal guardian grande Tommaso Rangone della Scuola di San Marco: una tela raffigurante il Miracolo di San Marco. L’opera probabilmente non fu mai portata a compimento dal pittore, avendo la Scuola qualche tempo dopo commissionato una tela del medesimo soggetto a Domenico Robusti detto il Tintoretto.

Il 1° dicembre 1563 Schiavone si spense e tra i testimoni alla lettura del suo testamento vi fu il vecchio collega Alessandro Vittoria, che si ritiene abbia anche sostenuto l'amico nella redazione delle sue ultime volontà testamentarie che lasciarono tutti i suoi beni alla consorte Marina de Ricis.

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