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Uno dei primi e più importanti seguaci e interpreti di Caravaggio.

Gentiluomo colto, benestante e di gusto francese, venne soprannominato il "Veneziano" durante la sua permanenza a Roma.

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Carlo Saraceni, pittore veneziano di nascita, giunse a Roma all'età di circa vent'anni, verso il 1598 – 1600 e ci restò per circa due decenni dove raccolse lodi e successi. Finito il periodo nella città papale, tornò nella sua città natale e pochi mesi dopo morì, quarantenne, nel 1620. 

Durante la permanenza nella città capitolina, Saraceni fu allievo dello scultore Cesare Mariani e si avvicinò sempre più alla cerchia degli ammiratori caravaggeschi. I suoi primi lavori dimostrarono qualità molto elevate e grandi capacità nell'interpretazione personale del Caravaggio aggiunti ai tratti tipici della pittura veneziana nell'uso della luce e del colore, in particolare nelle opere Riposo durante la fuga in Egitto, 1606, Frascati, eremo dei Camaldolesi o ne Banchetto del ricco Epulone, Roma, Pinacoteca capitolina.

Si avvicinò alla pittura degli artisti O. Gentileschi e a A. Elsheimer per quanto riguarda la realizzazione dei paesaggi e, tra il secondo e il terzo decennio del secolo, lo stile di Saraceni subì un'ulteriore svolta in senso caravaggesco compiendo capolavori caratterizzati da maggiore vigore compositivo e forte tensione emotiva; da notare, le tele per la cattedrale di Toledo (1613-14) e i due dipinti Miracolo di s. Benno e Martirio di s. Lamberto per S. Maria dell'Anima a Roma.

Il rientro nella città lagunare avvenne nel 1619 seguito dal suo allievo J. Le Clerc; in quest'anno, realizzò il dipinto S. Francesco confortato dall'angelo (Monaco, Alte Pinakothek) e la grande tela Il Doge Enrico Dandolo incita alla crociata (Venezia, Palazzo Ducale) che non potè terminare in quanto passò a miglior vita e fu Le Clerc a concluderla e a firmarla.

Numerosi furono i seguaci francesi di Saraceni, da Le Clerc a G. François, oltre all'anonimo artista, probabilmente francofono, chiamato convenzionalmente Pensionante del Saraceni. A quest'ultimo, vennero attribuite le opere Venditore di frutta (Detroit, Institute of art), la Natura morta (Washington, National gallery of art) e la Negazione di Pietro (Pinacoteca vaticana).

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