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Lorenzo Lotto, figlio di Tommaso, nacque a Venezia nel 1480, come si evince dal suo testamento del 1546 dove dichiara di essere "venetiano [...] de circha anni 66".

Secondo il celebre critico d'arte Bernard Berenson, l'artista compì il suo apprendistato presso Alvise Vivarini. 

Vari documenti testimoniano la presenza di Lorenzo a Treviso nei primi anni del XVI secolo e a tal periodo risale la Madonna col Bambino, San Pietro martire e San Giovannino eseguita per il vescovo Bernardo de' Rossi; al 1506 risale la Pala di Santa Cristina (Treviso) e la Pala di Asolo. Nel medesimo anno stipulò il contratto per il polittico dell'altar maggiore della chiesa di San Domenico a Recanati, lasciando così temporaneamente la città veneta. Due anni dopo, il Polittico di Recanati era terminato e mantenne i rapporti con la città marchigiana lavorando nel 1511 probabilmente alla Trasfigurazione per Santa Maria di Castelnuovo. L'anno successivo Lotto firmò e datò la Deposizione per la confraternita del Buon Gesù della chiesa di San Floriano a Jesi e, nel medesimo periodo, intraprese anche rapporti con la curia romana, ricevendo dei pagamenti per lavori nell'appartamento pontificio.

Dal 1513 iniziano i rapporti del pittore con l'ambiente bergamasco, stipulando il contratto per la Pala Martinengo (terminata nel 1516), realizzando nel 1515 il doppio ritratto di Agostino e Nicolò della Torre (Londra, National Gallery) e il San Girolamo (Pennsylvania). Al 1517 risale la Susanna e i vecchioni degli Uffizi.

Dopo aver assunto anche un garzone, il nuovo decennio del secolo vede ancora la presenza di Lotto a Bergamo, realizzando la Pala di San Bernardino, la Pala di Santo Spirito e il Commiato di Cristo dalla Madre (quest'ultimo ora a Berlino).  Al 1520 risale l'enigmatico ritratto di Lucina Brembate nel quale, attraverso un rebus, l'artista ci svela il nome dell'effigiata. Allo stesso modo, nel 1527, l'artista ritrae anche il marito Leonino, il cui nome è nascosto nella zampa di leone che l'uomo tiene in mano. Sempre al 1527 risale il ritratto del celebre collezionista Andrea Odoni, auspicando alla sua fecondità tramite la statuetta di Diana efesina. Tramite l'esecuzione delle Nozze mistiche di Santa Caterina (Accademia Carrara di Bergamo) il pittore riuscì a saldare nel 1523 l'affitto al suo padrone di casa bergamasco.

Nel 1524 affrescò le pareti dell'oratorio di Battista Suardi a Trescore (realizzando anche un Cristo dalle lunghissime dita che si trasformano in tralci di vite) iniziando, nel frattempo, i cartoni per le tarsie lignee del coro di Santa Maria Maggiore a Bergamo.

L'arrivo in terra lagunare di Lorenzo Lotto risale al dicembre del 1525, stabilendosi presso il convento dei Santi Giovanni e Paolo, continuando comunque a lavorare per gli ambienti bergamaschi e marchigiani.

Al 1529 risale il San Nicola in gloria tra San Giovanni Battista e Santa Lucia per una confraternita di mercanti di Santa Maria del Carmine a Venezia e, nel 1532, terminò i lavori per le tarsie del coro bergamasco risultando residente nuovamente a Treviso. Particolarità delle tarsie fu l'ideazione di tavolette protettive, ciascuna con un'immagine corrispondente alla tematica del proprio pannello e con un intento didattico.

Nel 1540 Lotto torna a Venezia, ospite del nipote Mario d'Armano e per il quale realizza il ritratto di Martin Lutero e della moglie. Due anni dopo esegue l'Elemosina di Sant'Antonino per la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, in linea con le nuove disposizioni veneziane in merito all'assistenza pubblica, affidando la beneficenza alle parrocchie.

La metà del quinto decennio vede il girovago Lotto nuovamente a Venezia, in affitto da Giovanni della Volta della Corona, e nel suo testamento del 1546 nominò esecutori i governatori dell'ospedale dei Santi Giovanni e Paolo, chiedendo di esser sepolto nell'omonima chiesa "al costume e usanza fratesca". Nello stesso anno firmò e datò la pala per la chiesa di San Giacomo dell'Orio.

Fino al 1549 Lorenzo rimase a Venezia, cambiando più volte residenza e assumendo un paio di garzoni, per poi partire per Ancona, lasciando a Jacopo Sansovino il compito di vendere i suoi quadri e gioielli.

L'anno successivo, in terra anconetana, organizzò una lotteria con sedici suoi dipinti e trenta cartoni per le tarsie di Bergamo, conclusasi con la vendita di sole sette opere.

Nell'agosto del 1552 si stabilì a Loreto, dove si fece oblato — ovvero consacrato a Dio — l'8 settembre di due anni dopo, donando al santuario della Santa Casa ogni sua sostanza e venendo anche nominato "pittor della santa Casa". 

Il pittore morì entro il luglio 1557, poiché a quella data la Santa Casa vendette "un materazzetto già di Lorenzo Lotto". 

(rb)

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Pubblicato: Giovedì, 01 Agosto 2013 — Aggiornato: Sabato, 08 Settembre 2018