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Jacopo Negretti nacque a Venezia tra il 1548 e il 1550 da Antonio e da Giulia Brunello, nipote del pittore Bonifacio de' Pitati.

Fu soprannominato Palma il Giovane per distinguerlo dal celebre prozio, anch'egli pittore, Palma il Vecchio. 

Ancora giovanissimo, sembra che nel 1564 Jacopo sia stato invitato da Guidobaldo II della Rovere alla corte di Urbino, avendone il duca apprezzato il talento nel suo soggiorno a Venezia.

Nel maggio 1567 iniziò il soggiorno romano di Palma, ospitato fino all'anno successivo dall'ambasciatore del duca, Traiano Mario.

Al suo soggiorno romano risale forse la partecipazione alla decorazione delle Logge vaticane, non riscontrabile per certo a causa dei numerosi restauri. Andarono perdute quasi tutte le sue altre opere romane, eccezione fatta per la S. Teresa trafitta dall'angelo, eseguità però nel 1615, per la Madonna della Scala in Trastevere (ora S. Pancrazio).

Nel 1569 il nome di Palma comparve spesso nel registro di spese di Ippolito II d'Este, probabilmente legato alla cerchia di Cesare Nebbia che stava lavorando in quel periodo alla decorazione di villa d'Este a Tivoli.

Nonostante permanga il dubbio del discepolato presso Tiziano sostenuto da Marco Boschini, il ritorno dell'artista a Venezia dovrebbe risalire a non prima del 1574.

Le prime opere eseguite al rientro in Laguna mostrano ancora un legame da parte del pittore con le forme plastiche romane.

In seguito all'incendio dell'anno precedente, nel 1578 gli fu commissionato l'ovato per la sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale con Venezia coronata dalla Vittoria che riceve l'omaggio dei popoli soggetti e i due laterali con la Vittoria di Francesco Bembo sulla flotta di Filippo Maria Visconti e Andrea Gritti che riconquista Padova.

Tra il 1580 e il 1581 Palma eseguì il suo primo ciclo devozionale per la sacrestia vecchia di S. Giacomo dell'Orio, raffigurando episodi dell'Antico e del Nuovo Testamento e culminando con il Trionfo dell'Eucarestia sul soffitto. In tali opere si nota l'interesse crescente dell'artista verso la pittura veneziana di Tintoretto, Tiziano e Jacopo Bassano.

Per la medesima chiesa, Palma eseguì poco dopo anche S. Lorenzo che distribuisce le ricchezze della Chiesa ai poveri e il Martirio di S. Lorenzo per la cappella Malipiero.

Il suo secondo ciclo devozionale fu per la Scuola di S. Giovanni Evangelista, realizzato entro il 1584 con soggetto l'Apocalisse. Coevi sono anche la Presentazione della Vergine al Tempio (Dresda), l'Annunciazione (Monaco) per la chiesa dei Crociferi, la Crocifissione per la chiesa della SS. Trinità e la Resurrezione di Cristo per S. Zulian.

In questo decennio Palma partecipò al concorso per la realizzazione del Paradiso per la sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, concorrendo con i grandi pittori veneziani del momento, e si avvicinò molto pittoricamente a Paolo Veronese.

Alla fine del decennio risalgono opere quali l'Apoteosi di S. Zulian per il soffitto dell'omonima chiesa e dipinti di soggetto eucaristico per il soffitto della sacrestia dei Crociferi, dove l'artista sarebbe tornato successivamente con dipinti sul ritrovamento della Croce e sull'Ordine committente.

Solo alla fine del secolo, con la scomparsa dei più celebri pittori veneziani, Palma riuscì a conquistare un posto da vero protagonista. L'artista fu impegnato nella cappella del SS. Sacramento di S. Giovanni in Bragora e con il ciclo per la sala dell'albergo della Scuola di S. Maria della Giustizia, ora suddiviso tra Padova e Venezia. L'ultimo decennio però, lo vide anche impegnato in tematiche di celebrazione statale, come con i dipinti votivi di alcuni dogi, realizzati per la sala dei Pregadi a Palazzo Ducale.

L'inizio del XVII secolo vide il pittore impegnato all'esecuzione dei tredici dipinti sul Purgatorio per il soffitto del piano terra della Scuola di S. Maria della Giustizia.

L'esordio del decennio vide anche numerose commissioni devozionali da parte degli Stati Estensi, soprattutto per Reggio Emilia.

Nel 1608 però, Palma ricevette anche una commissione dal principe Alessandro I Pico, che gli affidò la realizzazione (insieme a Sante Peranda) di due sale del palazzo Nuovo di Mirandola, con soggetto le Metamorfosi di Ovidio.

Questi furono anche gli anni in cui nacque la forte amicizia tra il pittore e il poeta Giambattista Marino, in visita a Venezia per la prima volta nel 1602, che commissionò all'artista varie opere per La Galeria (Venezia, 1620) di tematica principalmente profana.

Al 1611 risalgono le sei pale dei santi ad ornamento delle altrettante cappelle ideate da Vincenzo Scamozzi in cima al colle di Monselice, struttura di pellegrinaggio per la quale nel 1605 era stata ottenuta l'indulgenza plenaria.

Il secondo e terzo decennio del secolo videro numerose commissioni da parte di chiese del territorio veneziano ma anche pugliese, toscano, francese e dalmata.

Nel 1620, in cambio della realizzazione di due dipinti, il pittore ottenne il permesso di sepoltura presso i SS. Giovanni e Paolo e il poter collocare sopra la porta della sacrestia il busto commemorativo di Tiziano, di Palma il Vecchio e di se stesso.

Il 1° aprile 1627 Jacopo redasse il suo testamento con il quale lasciò al nipote Giacomo il suo materiale, al suo allievo cento ducati, due quadri e trenta disegni, a Domenico Tintoretto quattro disegni.

Palma il Giovane morì il 17 ottobre dell'anno successivo. 

(rb)

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Prima pubblicazione: Giovedì, 11 Luglio 2013 — Ultimo aggiornamento: Lunedì, 21 Agosto 2017

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