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Tra il 1460 e il 1465 nacque a Venezia Vettor Scarpaza/o, denominato poi, in epoca moderna, Carpaccio. 

Fece verosimilmente il suo apprendistato presso Gentile Bellini, figlio di Jacopo e fratello di Giovanni. 

Tra le sue prime opere comparvero nel 1490 le Due dame veneziane del Museo Correr e la parte inferiore della Caccia in laguna conservato al John Paul Getty Museum di Malibu. Il primo dipinto fu a lungo considerato una semplice raffigurazione di due cortigiane; in realtà si tratta di due nobili e ricche dame, ritratte insieme ad un vasto repertorio di simboli indicanti virtù matrimoniali e fedeltà. Nella parte superiore è ritratto il motivo della loro tristezza: gli uomini sono a caccia in laguna mentre le dame devono pazientemente attenderli a casa.

Nel medesimo anno iniziò a lavorare per alcune scuole di Venezia, esordendo con il Ciclo di Sant'Orsola per l'omonima confraternita, narrando episodi della vita della santa tratti dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.

Nella metà del decennio successivo intervenne per il ciclo della Reliquia della Croce per la Scuola di San Giovanni Evangelista, collaborando con Gentile Bellini che lo aveva in gran parte realizzato.

In tali opere si nota come l'attenzione del pittore fosse focalizzata sui vari episodi narrativi quasi sempre concepiti in funzione allegorica con una minuziosa attenzione verso il costume e il cerimoniale veneziano dell'epoca.

Nei primissimi anni del nuovo secolo (1501-1503) si dedicò alla Scuola Dalmata dei Santi Giorgio e Trifone eseguendo teleri con i santi omonimi oltre che con i Santi Gerolamo e Agostino. San Giorgio, immagine del miles christianus, che sconfigge il drago, metafora quest'ultimo della minaccia turca che compariva sulla bandiera mentre San Gerolamo e il leone metafora della conversione e della pacificazione (il telero era stato eseguito poco dopo la battaglia di Santa Maura in momentanea pausa delle guerre turche).

Tra il 1511 e il 1520 si dedicò al ciclo di Santo Stefano per l'omonima scuola, evidenziando qui la polemica antiebraica di quegli anni (sfociata poi nel 1516 con la creazione del Ghetto Novo) con la ricorrente simbologia della pietra che oltre a caratterizzare il primo martire della storia rappresenta anche l'artigianato egemone dei lapicidi.

Soprattutto dagli inizi del XVI secolo, Carpaccio si dedicò anche a numerose pale d'altare e a dipinti non appartenenti ai circuiti delle scuole veneziane. É il caso della Meditazione sulla passione di Cristo (1500) del Metropolitan Museum di New York, che cela dietro le sembianze di San Giobbe il ritratto del committente o della Preparazione del sepolcro di Cristo (1505-1507) in cui l'albero per metà secco e per metà fiorito indica la contiguità fra morte e risurrezione. Altri esempi sono la Presentazione di Cristo al Tempio, eseguito per la chiesa di San Giobbe e ora presso le Gallerie dell'Accademia e, ancora, la Pala di San Vitale (1514) per l'omonima chiesa veneziana.

Nel 1507 il pittore lavorò anche per Palazzo Ducale, eseguendo due episodi della vita di Papa Alessandro III.

Nel 1515 eseguì la pala con i Diecimila martiri del monte Ararat per la distrutta chiesa di Sant'Antonio di Castello, nella quale oltre a ricordare le guerre turche e la gloria della famiglia committente degli Ottobon, inserì anche una bandiera con la scritta SPQR, riferimento all'imperatore Massimiliano d'Asburgo e alla sua volontà di coalizzarsi con il sultano nell'attacco via terra e via mare a Venezia.

Nella maggioranza delle opere che eseguì e soprattutto per quelle eseguite per le scuole veneziane, Carpaccio inserì al loro interno elementi di richiamo alla storia a lui contemporanea, in particolare alle numerose e furiose guerre contro i turchi che impegnavano tanto in quel momento i veneziani. Per citare un paio di esempi il cavaliere moro con la tromba nel mezzo del Martirio dei pellegrini ed esequie della santa o la bandiera con la mezzaluna che campeggia nei Diecimila martiri.

Non si hanno informazioni in merito alla morte del pittore. Le ultime notizie risalgono all'ottobre del 1525, per risultare poi deceduto nel giugno successivo. Non si sa con precisione, quindi, né dove né quando morì.

(rb)

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Pubblicato: Giovedì, 04 Aprile 2013 — Aggiornato: Sabato, 05 Ottobre 2013

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