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Furono numerosi gli artisti che con la loro opera lasciarono un segno indelebile nei territori della Repubblica di Venezia, per poi diffondere la loro arte anche nel resto dell'Europa.

Secondo gli esperti, l'epoca d'inizio di questa corrente pittorica fu il Trecento e il momento di maggior splendore il Cinquecento. 

Dopo un lungo periodo caratterizzato dal dominio dell'arte bizantina, a Venezia dal XIV secolo in poi si poté assistere ad un graduale avvicinarsi all'arte occidentale, sviluppandosi quella che sarà poi la peculiare pittura veneziana.

In tal senso la svolta fu data da più parti. I lavori di risistemazione di Palazzo Ducale dei primi anni del XV secolo riunirono artisti "foresti" che diedero un impulso non da poco (Pisanello, Michelino da Besozzo e Gentile da Fabriano). Allo stesso modo, grazie ai suoi fondamentali scambi commerciali con il nord Europa, Venezia ricevette una grande spinta anche dagli artisti fiamminghi (da ricordare sono principalmente i due viaggi di Albrecht Dürer in laguna, anche se a inizi XVI secolo).

Quello che si può definire il primo artista della pittura veneziana è sicuramente Paolo Veneziano, che coniugò i vecchi modelli bizantini con i nuovi temi gotici.

Tra i massimi esponenti del vero e proprio gotico veneziano si annovera Jacobello del Fiore, nel quale si notano influssi di Paolo Veneziano, attenuati da Michelino da Besozzo e con evocazioni di Gentile da Fabriano.

Proprio un allievo di quest'ultimo, Jacopo Bellini, con la sua fiorente bottega contribuirà in modo sostanziale al consolidarsi della pittura lagunare. Ancora inizialmente legato alla cultura gotica, ma decisamente aperto verso le novità rinascimentali, Jacopo contribuì all'arte veneziana dando la luce a due personalità del calibro di Giovanni e Gentile Bellini.

Soprattutto verso la metà del XV secolo Venezia iniziò la sua espansione verso la terraferma, dando in tal modo un ulteriore stimolo alla neonata arte veneziana. I fratelli Vivarini, Antonio e Bartolomeo, assimilarono parzialmente le novità padovane e le trasmisero alla bottega nella quale lavorò a lungo Alvise, figlio del primo. Egli seppe tenersi al passo con i tempi e lavorò soprattutto per la provincia e per una committenza meno colta.

Alla bottega dei Bellini, invece, si rivolse una committenza più raffinata, chiedendo a Gentile soprattutto teleri per le Scuole di devozione e per edifici pubblici, ancora parzialmente legati al tardo gotico. Decisamente più importante fu la figura di Giovanni Bellini, che riuscì a distaccarsi dal tardo gotico anche grazie al cognato Andrea Mantegna, e che iniziò ad inserire i suoi eventi devozionali in uno sfondo naturale, ricco di elementi mai casuali. La sua fama lo portò ad essere anche nominato pittore ufficiale della Repubblica nel 1483.

A cavallo tra il XV e il XVI secolo si colloca la figura di Giovan Battista Cima da Conegliano, celebre soprattutto per le sue pale d'altare.

É proprio in questo periodo che Dürer visita Venezia per la prima volta (1494-95), portando con sé le sue incisioni e lo stile nordico.

Sempre nell'ultimo decennio si ebbe una diffusione sempre maggiore di commissioni pittoriche per le Scuole devozionali, come quelle di San Marco, San Giovanni Evangelista e Sant'Orsola che videro protagonisti Gentile Bellini e Vittore Carpaccio. In tali opere si nota come l'influsso fiammingo aveva influito sulla resa e sull'importanza dei dettagli nell'intero telero. Lo stesso Carpaccio continuò successivamente a lavorare per altre confraternite veneziane, divenendo l'interprete privilegiato di teleri narrativi devozionali.

La prima decade del XVI secolo vide il predominio di Giorgione da Castelfranco, morto prematuramente nel 1510. L’artista dipinse principalmente per uno stretto giro di intellettuali patrizi che richiedevano tematiche piuttosto complesse, iconograficamente e iconologicamente parlando. Durante i secoli, alcune opere a lui attribuite risultarono essere invece del giovane Tiziano Vecellio, la cui tecnica inizialmente era piuttosto simile a quella del maestro con il quale nel 1508 aveva anche affrescato il Fondaco dei Tedeschi.

Con la morte di Giorgione, e qualche anno dopo quella di Giovanni Bellini, poterono emergere giovani artisti quali appunto Tiziano Vecellio e Sebastiano Luciani (noto successivamente come Sebastiano del Piombo). Tiziano stesso trovò un terreno ancora più fertile dato che lo stesso Luciani agli inizi del secondo decennio del secolo si trasferì a Roma su richiesta di Agostino Chigi.

Più o meno coeva a Tiziano è l'opera giovanile di Lorenzo Lotto, attivo inizialmente a Treviso e gran viaggiatore durante il resto della sua vita. Le sue opere, soprattutto i ritratti, furono caratterizzate da allusioni simboliche, a volte quasi rebus enigmistici.

Grazie anche ai continui viaggi di Lotto, Tiziano riuscì ad affermarsi in terra veneziana come assoluto protagonista, ricevendo la carica di pittore ufficiale della Repubblica. L'artista cadorino lavorò anche per le corti italiane ed europee, diventando addirittura il pittore ufficiale dell'imperatore Carlo V e, successivamente, creando una fiorente bottega.

Nemmeno Jacopo Negretti, detto Palma il Vecchio, riuscì a minare la fortuna di quegli anni di Tiziano, poiché morì nel 1528. Solo successivamente, all'approssimarsi della morte di Vecellio, emergerà la figura del nipote di Jacopo, Palma il Giovane.

Saranno però proprio i numerosi viaggi di Tiziano che gli faranno sfumare, almeno parzialmente, la fortuna ottenuta nei primi decenni del secolo. Al suo rientro a Venezia, infatti, si stavano facendo strada nuovi artisti del calibro di Jacopo Tintoretto e Paolo Veronese.

Tintoretto riuscirà ad imporsi nel circuito delle Scuole veneziane mentre Veronese in quello delle ville venete e a Palazzo Ducale. Anche il figlio di Jacopo Robusti, Domenico Tintoretto, ebbe una certa fortuna quale ritrattista, senza però mai brillare in seguito alla morte del padre.

(rb)

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