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Musicista, violinista e compositore veneziano che dedicò tutta la sua vita alla musica, sua unica passione.

Durante la sua parentesi clericale presso il conservatorio femminile del Pio Ospedale della Pietà, venne ironicamente soprannominato prete rosso per il suo colore di capelli.

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Deve il suo amore per la musica al padre violinista Giovanni Battista che suonò per alcuni anni nella cappella di San Marco; sembra sia stato allievo del musicista Giovanni Legrenzi.

Causa la sua salute cagionevole, si avvicinò alla chiesa e venne ordinato sacerdote nel 1703 diventando dopo poco insegnante di violino e di composizione presso il conservatorio femminile del Pio Ospedale della Pietà. Fu proprio in questa scuola destinata a ragazze orfane o abbandonate, una delle quattro più famose di Venezia, che realizzò le sue principali musiche sacre e cantate e i suoi principali concerti e assunse, con il passare degli anni, il ruolo di maestro dei concerti e maestro di coro. Avrà contribuito anche la bravura dei loro grandi maestri ma sicuramente le doti canore e musicali di queste fanciulle, insieme alla dedizione e costanza, ha permesso loro di essere conosciute in tutta Europa.

Presto Vivaldi abbandonò le sue vesti clericali per dedicarsi pienamente e completamente alla musica donandole uno splendore senza eguali, portandola da una stile architettonico a “terrazze” tipicamente barocco ad uno impressionistico ricco di alternanze di sonorità ma con uno stupefacente istinto all’equilibrio e fluidità armonica.

Nel 1705 scrisse la sua prima raccolta di Dodici sonate a tre op. 1 e tre anni dopo cominciò a esibirsi nel teatro Sant’Angelo di Venezia, come primo violino. La sua fama si allargò ben presto anche all’estero, in particolare a Praga, Amsterdam e Vienna e fu proprio nella capitale olandese che nel 1711 pubblicò la raccolta di dodici concerti per violino “L’estro armonico, op. 3“; una parte di quest’opera fu trascritta da Johann Sebastian Bach per tastiere. Nel 1713 Vivaldi assunse la direzione del teatro Sant’Angelo e a Vicenza mise in scena la sua prima opera, l’Ottone in Villa attraverso la quale cominciò ad essere apprezzato anche dal pubblico.

L’apice della sua notorietà arrivò durante uno dei suoi ritorni a Venezia dove riuscì a dedicarsi all’opera e a pubblicare la raccolta di concerti nominata Il Cimento dell’Armonia e dell’ Invenzione, di cui fanno parte: Le quattro stagioni.

Seguirono dieci anni di viaggi, duranti i quali Vivaldi si recò a Mantova per tre anni dove fu maestro di cappella di SAS il sig. principe Filippo Langravio d’Assia-Darmstadt, a Milano, a Roma (dove suonò addirittura per il pontefice) e nella capitale austriaca dove si esibì per l’Imperatore Carlo VI e gli dedicò l’op. 10, “La Cetra“.

Infine, nel 1740 lasciò Venezia e giunse a Vienna, dove, un anno dopo, vi morì in solitudine e povertà.

La produzione vivaldiana risulta essere straordinariamente ampia e costellata da concerti solistici, di cui molti per violini, concerti a due o tre strumenti solistici con orchestra, concerti di orchestra d'archi, concerti da camera ma produsse anche della musica vocale profana e della produzione sacra. La storia dimostra che Venezia, la sua città natale, al tempo non è riuscì a riconoscere l’impulso innovatore di questo violinista-compositore, forse il suo ambiente conservatore non fu pronto ad accogliere questa sua rivoluzione musicale.

La Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino conserva due importanti raccolte di manoscritti vivaldiani originali (27 volumi), molti dei quali autografati dal grande compositore: la Raccolta Mauro Foà giunta alla biblioteca nel 1927 e la Raccolta Renzo Giordani pervenuta nel 1930. Nel sito Internet Culturale, è possibile accedere al catalogo in linea e vedere i manoscritti vivaldiani digitalizzati.

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