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L'incisore veneziano e italiano più importante e abile dell'Ottocento.

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Antonio Fabris, il più importante medaglista italiano dell’Ottocento, nacque a Udine il 4 novembre 1790 da Domenico e Caterina (della quale non è noto il cognome). La sua era una famiglia molto modesta e Antonio, in giovanissima età, iniziò a lavorare come apprendista barbiere. Ben presto però emerse la sua straordinaria attitudine al disegno ed egli fu avviato a lavorare presso l’orefice Cressa.

In breve tempo il giovane Fabris si fece conoscere come abilissimo incisore su vari tipi di metallo, intagliatore di pietre dure, legatore di gemme. Nel 1812 Antonio si sposò con Giacoma di Paolo Pilinini (che gli diede un figlio, Domenico, destinato a collaborare con il padre); nel frattempo aveva dato inizio a un sodalizio con l’orafo Pietro Santi. Nel 1823 realizzò la sua prima medaglia (commissionata dalla città di Udine per commemorare il Canova, morto pochi mesi prima). Nel 1827 egli realizzò altre due medaglie di “sapore” veneziano: una rappresentava il mausoleo dedicato allo stesso Canova nella chiesa dei Frari a Venezia; l’altra era dedicata al patriarca Ladislao Pyrker. Leopoldo Cicognara e i membri dell’Accademia di Belle Arti di Venezia mostrarono il più vivo interesse per l’opera del Fabris; fu proprio grazie all’appoggio dello stesso Cicognara che l’artista, verso il 1828, poté trasferirsi a Firenze dove aprì un’officina in via del Diluvio. Lavorò molto ottenendo fama e lauti compensi; si dedicò a incisioni di sigilli, di stemmi gentilizi, di stampe su rame, alla fusione di caratteri tipografici e alla cromolitografia. Coniò monete per la Zecca granducale, intarsiature d’oro sull’acciaio, incisioni nel cristallo di rocca e nella corniola. Nei 18 anni della sua permanenza a Firenze realizzò circa 25 medaglie, tra cui una (nel 1834) per onorare la memoria di Leopoldo Cicognara (morto in quello stesso anno).

Infine, nel 1847, abbandonò il capoluogo toscano accettando l’invito del governo austriaco di assumere la carica di capo incisore della Zecca di Venezia. Subito egli realizzò la celebre medaglia, voluta dallo stesso imperatore Ferdinando I, per il IX Congresso degli Scienziati che si svolse a Venezia e, in qualche modo, segnò le premesse dell’insurrezione dell’anno dopo. All’epoca della Repubblica Veneta, Fabris si mise al servizio degli insorti realizzando monete e banconote patriottiche, punzoni per timbri a secco da apporre sulla documentazione e, soprattutto, medaglie: le più famose sono certamente quelle dedicate alla risoluzione del 2 aprile 1849 per la quale “Venezia resisterà allo straniero ad ogni costo” e quella dedicata a Daniele Manin (“Liberato dal popolo e liberatore del popolo”) che venne offerta al Manin in oro (assieme ad altri esemplari in bronzo) da un gruppo di patrioti il 9 agosto 1849, pochi giorni prima della sua partenza per l’esilio (27 agosto); attualmente la medaglia è conservata presso il Museo Correr.

È significativo che, restaurata la dominazione austriaca nella città lagunare, Fabris non venisse sottoposto ad alcuna punizione o ritorsione; evidentemente la sua opera era apprezzata al punto tale da convincere il governo austriaco a sorvolare su tali circostanze. Lo prova del resto il fatto che, nel 1850, il Fabris venne scelto, tra tutti gli incisori della Zecca imperiale, per realizzare la medaglia per la posa della prima pietra della stazione ferroviaria di Trieste; tale opera costituì motivo di grande orgoglio per il Fabris e gli valse la nomina a cavaliere dell’Ordine al merito civile. Del resto le capacità di questo artista erano ben riconosciute all’epoca, ma continuano a stupire tuttora. Basti pensare che la medaglia del 1852, che riproduce il Mausoleo di Tiziano in via di completamento presso la chiesa dei Frari a Venezia, propone delle scritte con lettere alte mm 0,2 e distanziate tra loro mm 0,1! La cosa è tanto più sbalorditiva se si considera che i punzoni di tali medaglie venivano realizzati incidendoli direttamente nel metallo.

Negli anni successivi l’artista realizzò altre medaglie, tra cui due che ricordavano la visita a Venezia, nel 1856, dell’imperatore Francesco Giuseppe e della moglie Elisabetta, alla locale Zecca e alla Tipografia Antonelli (questa medaglia però venne coniata nel 1858, per celebrare l’inaugurazione di un busto dell’imperatore, collocato proprio nella sede della tipografia, a palazzo Lezze). Ancora, nel 1864 il nostro autore dedicò una medaglia all’inaugurazione, a Venezia, della “Casa di ricovero per le donne liberate dal carcere”.

Nel frattempo (1853) era morta la moglie del Fabris. Egli si risposò nel 1862 con Giovanna Prosdocimo, da cui, nel 1864 (ormai settantaquattrenne), ebbe una figlia, Elisabetta.

Morì l’8 febbraio 1865 nella sua casa sita a Sant’Angelo, all’anagrafico 3830. In suo onore, il medaglista Francesco Stiore (“secondo incisore” presso la Zecca di Venezia) realizzò una medaglia celebrativa su cui campeggia il busto del Fabris.

(lm)

Galleria immagini

Medaglia: Canova, Frari
Medaglia: Ladilao Pyrker patriarca
Medaglia: Congresso degli scienziati a Venezia
Medaglia: Venezia resisterà
Medaglia: Francesco Giuseppe premi industria
Medaglia: tipografia antonelli
Medaglia: Visita zecca di Francesco Giuseppe
Medaglia: Donne dimesse dal carcere

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