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Filologo ravennate conosciuto anche sotto il nome di Tommaso da Ravenna, Tommaso Filologo (o Philologus),Thomas Ravennas e Tommaso Rangone.

Fu medico e astrologo con uno spiccato mecenatismo mescolato a mania autocelebrativa che lo condusse a compiere importanti opere a Venezia.

Tommaso Giannotti nacque il 16 agosto del 1493 a Ravenna in una famiglia borghese che gli consentì di effettuare studi di matematica, lettere ed astrologia nella città d'origine e di proseguire con il titolo universitario in "artibus et medicinae" a Bologna nel 1516; risalgono a questi anni i nomignoli umanistici di "Philologus" o nella sua forma latina "Janothus" che poi, a partire dal 1525, venneno sostituiti dal più generale suffisso "Rhavennas".

Grazie all'appoggio del cardinale Domenico Grimani, il giovane medico Giannotti si trasferì a Roma dove insegnò sofistica, filosofia ed astronomia; successivamente fu docente a Bologna e nello Studio di Padova (la futura Università) si guadagnò la stima e l'affetto dei suoi allievi. Durante la sua presenza in Veneto, contribuì all'ampliamento del mercato librario veneziano pubblicando i Pronostici degli anni 1518 e 1519. 

Nel 1521 conobbe Guido Rangoni — conte di Modena e condottiere dell'esercito pontificio — che gli offrì l'opportunità di essere suo medico e astronomo di fiducia, partecipò ad alcune spedizioni militari difensive e dedicò al comandante alcuni scritti di astronomia e filosofia. Il ritrovamento di una lettera indirizzata al marchese di Mantova del 1527, firmata Thoma Rangone, si comprende che in quell'anno la famiglia Rangoni concesse a Tommaso l'onore di fregiarsi del loro cognome.

Dopo aver supportato Guido Rangoni nella battaglia contro i francesi, durante la quale venne arrestato e poi fortunatamente liberato, Tommaso Giannotti giunse, definitivamente, a Venezia verso il 1531 nelle vesti di medico, anatomista e fisico, abbandonando il servizio presso Rangoni. 

I successivi anni della sua vita furono dedicati all'arte medica, in particolare dedicandosi ad aspetti sanitari, al prolungamento della vita fino ai 120 anni dando preziosi consigli di carattere igienico e dietetico, alla cura e alla profilassi della sifilide e della peste, alla cosmetica e alle scienze naturali. In questi anni, scrisse l'opuscolo De repentinis, mortiferis et, ut ita dicam, miraculosis nostri temporis aegritudinibus nel quale vennero insegnate alcune misure per purgare l'aria di Venezia e due scritti ad uso dei dogi e dei Veneziani con consigli per una vita sana e lunga.

I riconoscimenti e le ricchezze raccolte in ambito medico gli consentirono di dedicarsi al mecenatismo culturale ed artistico: primo fra tutti a Padova acquistò un palazzo della famiglia Gritti nel quale costituire lo "Studium Palatij Ravenna Patavij", un istituto scolastico universitario per più di venti giovani borsisti che non potevano permettersi il pagamento degli studi occupandosi, poi, del suo restauro quando andò dolosamente a fuoco; in tale occasione, vennero coniante delle monete commemorative, opere di Alessandro Vittoria e Matteo della Fede.

A Venezia Tommaso Rangone coltivò il desiderio di ricostruzione della Chiesa di San Geminiano, affidandosi all'amico architetto Jacopo Sansovino ma il progetto non fu avvallato dalle autorità veneziane; si "accontentò", pertanto, di finanziare, tra il 1553 e il 1554, il rifacimento della facciata della chiesa di San Giuliano o Zulian, aggiungendovi i propri stemmi e ottenendo l'autorizzazione a porre una lunetta scolpita contenente la sua statua bronzea, realizzata da Alessandro Vittoria.

Per la prima volta a Venezia venne concesso ad un finanziatore il culto della propria persona: nessuno né doge, né nobile, né eroe militare, aveva mai ottenuto tale privilegio.

L'istituzione di una fondazione benefica a favore delle giovani fanciulle, povere e prive di dote, consentì a Rangoni di venir nominato cavaliere di San Marco dal Doge Girolamo Priuli il 15 marzo 1562. Nel giugno dello stesso anno, venne insignito del titolo di Guardian Grando ottenendo il benestare a far dipingere, a sue spese, tre tele dei Miracoli di San Marco ad opera di Jacopo Tintoretto; la Confraternita, non approvò invece la sua proposta di apporre nel mezzo della facciata della scuola Grande una statua che lo raffigurasse. I quadri, in ognuno dei quali è ritratto Rangoni, sono oggi custoditi alle Gallerie dell'Accademia e alla Pinacoteca di Brera.

Nel 1570 incaricò l'architetto Jacopo Sansovino di costruire il portale principale del convento di San Sepolcro oggi Caserma Cornoldi mentre l'anno successivo fece edificare un porticato lungo la sagrestia della chiesa di San Geminiano; sempre a San Geminiano, Rangone ottenne anche il permesso di posizionare un suo busto all'esterno della chiesa, che oggi è visibile nella sala conferenze della Scuola di San Fantin, sede dell'Ateneo Veneto.

Rangone riuscì a scampare all'epidemia pestilenziale del 1575-77 che si portò via un terzo della popolazione veneziana tra cui l'amico Jacopo Sansovino e morì di vecchiaia il 10 settembre del 1577, non prima di aver redatto un minuzioso testamento. Nel documento testamentario, Rangone scrisse le sue volontà specifiche per il funerale definendo il percorso da compiere con la salma che congiungesse San Geminiano, San Giuliano e tutte le Scuole devozionali; venne tumulato a San Giuliano all'interno di un sarcofago. Le spoglie di Rangone vennero riesumate nel 1823 per poi essere anonimamente sparse nell'isola-ossario di Sant'Ariano. 

Le sue volontà testamentarie non si limitarono a stabilire le modalità della sua sepoltura ma riguardavano soprattutto la destinazione della sua raccolta libraria, oltre a un elenco di antichità e strumenti astronomici: Giannotti desiderava che la sua corposa biblioteca fosse riposta in uno spazio alle Mercerie, a disposizione del pubblico diventando pertanto uno dei maggiori fautori della creazione di biblioteche pubbliche a Venezia dopo Francesco Petrarca con la Biblioteca Nazionale Marciana. Le disposizioni testamentarie non vennero rispettate e i numerosi volumi passarono al Convento dei Cappuccini alla Giudecca per poi essere, in parte, dispersi quando il luogo di culto, per effetto degli editti napoleonici, fu soppresso; oggi quello che si è salvato è conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana, come si può riscontrare nel loro progetto Archivio dei Possessori.

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Pubblicato: Venerdì, 19 Aprile 2019 — Aggiornato: Venerdì, 19 Aprile 2019