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Probabilmente la più importante attrice teatrale italiana della fine dell'Ottocento e degli inizi del Novecento, nonchè simbolo indiscusso del teatro moderno. Per questo venne soprannominata Divina.

È nota a molti la passionale e nello stesso tempo dilaniante storia d'amore con Gabriele D'Annunzio di cui disse, poco prima di morire: "Gli perdono di avermi sfruttata, rovinata, umiliata. Gli perdono tutto, perché ho amato".

Nasce a Vigevano (Pavia), il 3 ottobre 1858, da una famiglia di attori girovaghi originari di Chioggia e, a causa del nomadismo della compagnia teatrale dei genitori, non riceve alcuna istruzione. Figlia d’arte, esordisce giovanissima (quattro anni) coprendo il ruolo di Cosetta, in una riduzione de I miserabili di Victor Hugo messa in scena a Chioggia.

A 12 anni, copre la sua prima parte da protagonista: interpreta Francesca da Rimini di Silvio Pellico, sostituendo la madre malata. Ingaggiata stabilmente nella Compagnia Pezzana-Brunetti dal 1878, ottiene il suo primo grande successo un anno dopo, a Napoli, quando interpreta Teresa nella Teresa Raquin di Emile Zola con Giacinta Pezzana. Durante quest’anno recita al teatro dei Fiorentini di Napoli in Amleto e Otello di Shakespeare, Oreste di Alfieri, Fernanda di Sardou. Nella stagione 1880-1881, Eleonora, lasciata alle spalle una triste relazione amorosa con il giornalista Martino Cafiero da cui nasce un figlio che purtroppo muore appena nato, viene scritturata, assieme al padre Alessandro, dalla compagnia di Cesare Rossi che poco dopo conferma la sua fiducia nella giovane interprete e la eleva al ruolo di prima attrice della nuova formazione. 

Debutta a Firenze, nel 1881, con uno spettacolo di gala dove la Duse interpreta Scrollina di Achille Torelli e inizia così per lei un’escalation di successi imponendosi in breve tempo come la più grande attrice italiana del suo tempo. Recita al Teatro Goldoni a Venezia in marzo e aprile 1881, in Facciamo divorzio e Fedora di Sardou mentre in agosto è nuovamente a Firenze con Scrollina di Torelli.

Un mese dopo, si sposa con l’attore Tebaldo Checchi e dalla loro unione, un anno dopo, nasce Enrichetta. Nel 1882 all’Arena Nazionale di Firenze interpreta Froufrou di Meilhac e Halévy, e La signora delle camelie di Dumas mentre nell’ottobre è nel teatro Valle di Roma con La moglie di Claudio di Dumas e Odette di Sardou. Nel 1883 Eleonora continua ad esibirsi con ruoli di prim’ordine nei maggiori teatri di Firenze, Roma, Bologna e Torino. Lo stesso succede nel 1884 durante il quale mette in scena Cavalleria rusticana di Verga al Carignano di Torino e a Trieste al teatro dei Filodrammatici La locandiera di Goldoni; in aprile, ancora a Trieste recita in Una visita di nozze di Dumas e nel giugno, Fratello d’armi di Giacosa e Diavolina di Bersezio a Torino. Durante una tournée trionfale a Milano incontra e si innamora di Arrigo Boito e la loro relazione dura circa dieci anni.

Il 1885 è un anno decisivo per la Duse in quanto parte per una serie di spettacoli in Sudamerica e durante il soggiorno nelle terre sconosciute abbandona il marito e la compagnia di Rossi; al suo ritorno, fonda, assieme all’attore Flavio Andò, la Compagnia drammatica città di Roma. Inizia ad interpretare un repertorio più complesso e quindi poco comprensibile per il pubblico, iniziando con Francillon di Dumas e Resa a discrezione di Giacosa, nel maggio 1987 a Palermo al teatro Bellini e in novembre, Tristi amori di Giacosa, al teatro Gerbino di Torino. Il 1888 è il tempo di Antonio e Cleopatra di Shakespeare (adattamento di Boito), andato in scena nel novembre al teatro Manzoni di Milano. 

L’anno successivo si presenta come un nuovo inizio per Eleonora che ufficialmente si spinge all’estero in Egitto prima e poi in tutta Europa, in Russia e tre volte negli Stati Uniti. Nel 1890 interpreta La moglie ideale di Praga a Torino, teatro Gerbino e nel febbraio 1891 il suo primo Ibsen, Casa di bambola ai Filodrammatici di Milano. E in maggio è a San Pietroburgo, nel Petit théatre con Giulietta e Romeo di Shakespeare nell’adattamento di Boito. Gli anni novanta continuano il tred di ingaggi esteri e la sua permanenza in Italia della Duse si fa sempre più sporadica. La sua tecnica recitativa diventa emblematica per gli uomini della rivoluzione teatrale d’inizio Novecento da Stanislavskij a Mejerchol’d, da Craig alla Duncan, a Copeau, Lugné-Poe, Shaw, Hoffmannsthal. Nel 1893 è a Berlino, al Lessing theater con Casa paterna di Sudermann e Padrone e servitore di Thunwardsten. 

Nel 1894 conosce a Venezia, Gabriele D’Annunzio, con il quale avvia una passionale relazione artistica e sentimentale che andrà avanti per circa un decennio. Tre anni dopo interpreta il Sogno di un mattino di primavera di D’Annunzio, a Parigi, nel théatre de la Reinassance, dando così inizio al sodalizio artistico che prosegue con Gioconda andata in scena per la prima volta, nel 1899, a Palermo al teatro Lirico, con La gloria al teatro Mercadante di Napoli, con La città morta, ancora al Lirico di Milano, nel marzo del 1901, per chiudersi con Francesca da Rimini, il 9 dicembre dello stesso anno, al teatro Costanzi di Roma. Alcuni ritengono che la fama di D’Annunzio fu incentivata dalla Duse che spesso finanziò le produzioni, assicurandogli così il successo e l’attenzione della critica. Il rapporto amoroso con D’Annunzio si ruppe definitivamente, dopo un progressivo distacco, nel 1904 quando per l’interpretazione della protagonista de La figlia di Iorio, il poeta preferì Irma Gramatica ad Eleonora, in quell'occasione ammalata. Tra i due rimase fitta la corrispondenza epistolare. 

Comincia così ad avvicinarsi ai testi drammatici di Henrik Ibsen, Maeterlinck, Gor’kij, pur continuando a mettere in scena i dramma dannunziani in giro per il mondo. Infatti nel giugno1904 rappresenta Monna Vanna di Maeterlinck, al Lirico di Milano e nell’ottobre 1905 I bassifondi di Gor’kij, Parigi, théatre de l’Oeuvre. Il 1906 si chiude, nel dicembre con la ripressa di Rosmersholm di Ibsen con la scenografia di Gordon Craig alla Pergola di Firenze.

Abbandona clamorosamente la scena per alcuni anni nel 1909 ma ciò non scalfì minimamente il suo status di personaggio pubblico; infatti, continuò a rilasciare interviste e promuovere interessanti iniziative culturali come quella della Libreria delle Attrici a Roma. 

Nel 1916, la Duse realizza il suo primo e unico film intitolato Cenere, tratto da un romanzo di Grazia Deledda, con Febo Mari. Il 1921 rappresenta l’anno del rientro a teatro con La donna del mare di Ibsen e La porta chiusa di Praga, al teatro Balbo di Torino con la compagnia di Ermete Zacconi. Nel gennaio 1922 interpreta Così sia di Gallarati Scotti, al Costanzi di Roma e nell’ottobre, La città morta di D’Annunzio e Spettri di Ibsen al Verdi di Trieste. Inizia un nuovo ciclo di spettacoli all’estero, prima a Londra, poi a Vienna e infine negli Stati Uniti dove, a causa di una polmonite, muore a Pittsburg il 21 aprile 1924.

Eleonora Duse è oggi sepolta nel cimitero di Sant’Anna, ad Asolo (TV) come da sue volontà e le cerimonie funerarie furono un trionfale ultimo saluto alla grande attrice italiana.

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Pubblicato: Mercoledì, 04 Marzo 2015 — Aggiornato: Giovedì, 14 Settembre 2017

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