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Nicolò Tron fu il 68° doge della Serenissima (1471-1473).

Aveva 74 anni (era nato nel 1399) e non possedeva un gran passato politico, eccetto la copiosità delle sue donazioni in favore della Repubblica che le male lingue attribuivano ad una sorta di lavaggio della propria coscienza per l’esercizio di un’attività ignobile, l’usura.

Ma il nuovo doge, sposato con Dea Morosini aveva appena offerto in sacrificio alla patria, nella caduta di Negroponte (1470), il proprio figlio Giovanni ed era procuratore di S. Marco de supra dal 12 aprile 1466.

I festeggiamenti per il suo insediamento furono particolarmente fastosi con elargizione di monete non solo al popolo ma anche a chierici e canonici.

Il grande merito di Nicolò Tron fu quello di rimettere ordine nelle finanze pubbliche dissestate dalle lotte contro i turchi.

Molto abile nel maneggio del denaro, egli non toccò le fasce di popolazione meno abbienti, ma introdusse invece un’imposta sui patrimoni più consistenti, ridusse gli stipendi pubblici più elevati e svalutò (forse per la prima volta nella storia) la moneta veneziana mediante l’introduzione della lira d’argento (chiamata in suo onore trono), della mezza lira d’argento e del bagattino di rame.

Fu sepolto nella Chiesa dei Frari. Il suo monumento funebre, forse il più grandioso di tutto il Rinascimento, fu opera di A. Rizzo ed è collocato di fronte a quello del suo predecessore, Francesco Foscari.

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Prima pubblicazione: Giovedì, 04 Aprile 2013 — Ultimo aggiornamento: Venerdì, 14 Giugno 2013

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