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Jacopo Tiepolo fu il 43° doge della Serenissima (1229-1249).

Era stato il primo duca o doge di Candia/ Creta, poi podestà di Costantinopoli (1218-1220 e 1224-1227).

Con la sua elezione a doge di Venezia, il principio della sovranità comunale, già presente nella Promissione Ducale del 1192, si ritrovò attuato fino alle sue estreme conseguenze onde evitare che il Dogado diventasse una monarchia: la Promissione di Jacopo Tiepolo offrì lo schema definitivo che subì ritocchi e aggiunte per ridurre sempre più il potere del doge fino all’ultima Promissione del 1789.

Il nuovo doge, oltre a ereditare la situazione lasciata dal suo predecessore, dovette far fronte alle mire degli Ezzelini da Romano i quali, appoggiati dall’imperatore Federico II, diventarono signori di Vicenza e poi puntarono su Bassano, Verona e Padova (1226-1237) e fecero anche un pensierino su Treviso; ma non bastò, c’erano da tener d’occhio le mire di Ancona, che alleatasi con il sacro romano imperatore e con il re di Ungheria, Bela IV, tentò l’assedio e il blocco navale di Costantinopoli e c’erano infine da considerare le mire dei feudatari di Creta che tentarono di sottrarsi al controllo veneziano.

La reazione della Repubblica non si fece attendere, ma prima di muovere la flotta, Jacopo volle assicurarsi una certa stabilità nella terraferma e tentò una mossa diplomatica per aggirare le velleità degli Ezzelino: invitò a visitare Venezia Federico II (1232) che, grato per l’ospitalità e colpito dalla bellezza della città, confermò tutti i privilegi commerciali.

Sistemate le cose in Occidente, il doge s’impegnò in Oriente: organizzò la riconquista della fortezza di Creta, che ritornò sotto il controllo della Repubblica tra il 1233 e 1234. La flotta, capitanata dai figli del doge, liberò prima Pola, poi Zara e quindi inseguì, raggiunse e incendiò la flotta anconetana. Quest’ultima serie di vittorie consentì al doge di concludere un trattato di non belligeranza con l’Ungheria.

In seguito, Jacopo mise mano al riordino delle leggi e dei regolamenti: procurò di rendere sempre più restrittiva la Promissione, fino a interdire alla dogaressa l’accettazione di qualsiasi dono, eccetto fiori e profumi, poi riprese e rielaborò le decisioni in materia di diritto marittimo raccolte dal suo predecessore Pietro Ziani e per la prima volta nella storia dell’umanità codificò e compendiò tutte le norme di diritto marittimo sotto il titolo di Capitulare Navium, norme che nel 1255 subirono alcuni correttivi sotto il doge Raniero Zen (1253-1268).

Il 20 maggio 1249 Jacopo Tiepolo abdicò e si ritirò nella sua casa di S. Agostino, dove morì (19 luglio).

Quando la Chiesa di S. Giovanni e Paolo, sorta grazie ad una sua visione e successiva donazione, venne completata, il doge vi trovò definitiva sepoltura in un’arca marmorea esterna, la più vicina al portale d’ingresso, alla sinistra di chi guarda.

 

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Prima pubblicazione: Martedì, 02 Aprile 2013 — Ultimo aggiornamento: Venerdì, 14 Giugno 2013

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