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Giovanni Partecipazio I fu il 12° doge della Serenissima (829-837).

Figlio del doge Angelo e già co-reggente.

Il dogado di Giovanni fu contrassegnato da lotte intestine, ma allietato dalla costruzione della Cappella Ducale, destinata a conservare le spoglie di san Marco, esaudendo così le estreme volontà del fratello Giustiniano.

Il primo dei problemi che Giovanni Partecipazio dovette affrontare fu l’improvviso ritorno del deposto doge Obelerio Antenoreo (804-810), predecessore di suo padre Angelo Partecipazio (810-827), dopo oltre 20 anni di assenza ed esilio a Costantinopoli. Obelerio sbarcò a Vigilia, un’isola vicino a Malamocco poi scomparsa, raccogliendo un pugno di uomini a lui fedeli e reclamando per sé il dogado, col sostegno, pare, del nuovo re d’Italia Lotario. In breve sia Vigilia che Malamocco si schierarono con lui, ma Giovanni reagì con decisione: incendiò e distrusse i due insediamenti, catturò e fece impiccare Obelerio e poi ne mostrò la testa ai rivoltosi come monito.

Alcuni anni dopo, però, a causa di una rivolta interna, Giovanni dovette fuggire da Venezia e rifugiarsi presso l’imperatore Ludovico. Il seggio dogale fu allora occupato dal tribuno Pietro Caroso per circa sei mesi, finché una rivolta popolare non cacciò l’usurpatore e il potere venne preso dal vescovo di Olivolo, Orso Partecipazio, e dai tribuni Giovanni Marturio e Basilio Tribuno, mentre i partigiani di Pietro Caroso furono tutti messi a morte. Il doge Giovanni poté quindi rientrare.

Il ritorno però durò poco: il comportamento dittatoriale dei Partecipazio e la scelta di Giovanni di venire a patti con i pirati slavi, che minacciavano il commercio veneziano, provocarono la reazione dei patrizi che guidati dai Mastalici tesero un agguato al doge: dopo aver assistito a una messa officiata dal vescovo di Olivolo/Castello, il doge Giovanni fu catturato da un gruppo di congiurati, deposto, rapato a zero per sommo spregio, obbligato a vestire l’abito monacale e quindi a ritirarsi in una chiesa di Grado, dove di lì a poco morì senza lasciare eredi.  

 

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Prima pubblicazione: Giovedì, 28 Marzo 2013 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 13 Giugno 2013

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