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Pietro Orseolo II fu il 26° doge della Serenissima (991-1008).

Aveva 30 anni (era nato ca nel 961).

Prima di essere eletto andò a trovare il vecchio padre ed ex doge Pietro I (976-978) nel Monastero di St. Michel de Cuxa, il quale gli predisse il futuro e gli consigliò di governare in modo semplice, di essere giusto con i sudditi e di rimanere amico della Chiesa.

Infatti, seguendo i consigli paterni, il nuovo doge si scoprì gran diplomatico ed eccellente mediatore, riuscendo a tenere un perfetto equilibrio interno ed esterno con l’impero romano d’Occidente, con quello d’Oriente e con il papato, impostando la propria politica detta dei quattro pilastri: 1. Pacificazione interna dopo le lotte sanguinose fra le fazioni; 2. Collaborazione e accordo con Costantinopoli a condizione di trarne profitto per il proprio commercio; 3. Buoni rapporti con l’impero romano germanico o neutralità, dove l’unica cosa che interessava realmente era il mantenimento delle linee di comunicazione commerciali; 4. Politica dalmata, ovvero difesa dell’Adriatico e legami di amicizia o protezione (non sottomissione) fra le città dalmate e il Dogado.

Nel marzo del 992 ottenne dal basileus una crisobolla che confermava precedenti privilegi commerciali e immunità. Lo stesso fece l’imperatore Ottone III che nel 996 gli confermò i vecchi benefici, cioè gli scali e i mercati nei suoi domini e lungo i fiumi, con l’abolizione dei dazi sull’importazione del sale; al basileus e al papato, il doge offrì l’aiuto della flotta veneziana per riconquistare Bari e Taranto, ancora sotto il dominio dei saraceni.

Ai veneziani assicurò la possibilità di commerciare con una certa tranquillità nell’Adriatico, attuando un piano politico-militare che portò alla sconfitta dei pirati dalmato-narentani: mise a ferro e fuoco Lissa, Curzola e Lagosta, cioè le isole della costa dalmata che i pirati usavano come avamposto per le loro scorrerie, risalì il fiume Narenta fin dentro il covo dei pirati e ne devastò i porti-rifugio (997).

Pietro assunse il titolo di duca della Dalmazia e ciò diede origine alla festa dello sposalizio del mare, poi codificata dal doge Sebastiano Ziani (1172-1178).

Per cementare le alleanze della sua famiglia combinò il matrimonio tra il figlio Giovanni e Maria Argira, parente del basileus e del sacro romano imperatore, quindi associò lo stesso Giovanni al trono come co-reggente, in modo che gli succedesse nella carica, nel tentativo di rendere ereditario il dogado. L’improvvisa morte di Giovanni e Maria (1007), a causa di una pestilenza, spinse Pietro a nominare co-reggente il quarto figlio, Ottone, appena 14enne.

Gli altri due figli, Orso e Vitale avevano intrapreso la carriera ecclesiastica e le tre figlie erano entrate in monastero.

Con Pietro, per la prima volta, la flotta veneziana issò il gonfalone di san Marco raffigurante il leone alato, gonfalone benedetto dal patriarca di Aquileia, dal patriarca di Grado e dal papa Silvestro II

Nella Chiesa di San Zaccaria risulta essere presente un monumento funebre in sua memoria.

Il grande doge è celebrato nel Panteon Veneto con un busto di Pietro Bearzi conservato a Palazzo Ducale, mentre una targa marmorea, murata sulla parete esterna dell’Hotel Cavalletto, in Bacino Orseolo, così lo celebra:

 

Riverito dai cesari d’Oriente e d’Occidente

francò ed estese i commerci de’ veneziani

pirati e genti slave debellò

guadagnò la Dalmazia

rotti i saraceni ridiede Bari a Bisanzio

il tempio di San Marco il palagio ducale 

accrebbe ed ornò

tanto e più fece per la patria 

iniziatore di sua grandezza

Pietro Orseolo II.

 

Sulla stessa parete un’altra lapide ricorda:

 

Da Pietro Orseolo II

che con senso e fortuna resse la Repubblica Veneta

dall’anno 991 al 1008

il comune

decretò nominarsi questo bacino d’approdo

che la società per l’aerazione fece scavare nel 1863.

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Pubblicato: Venerdì, 29 Marzo 2013 — Aggiornato: Giovedì, 13 Giugno 2013

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