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Cristoforo Moro fu il 67° doge della Serenissima (1462-1471).

Aveva 72 anni (era nato nel 1390) ed era stato tra l’altro ambasciatore presso la Santa Sede di Eugenio IV e Niccolò V.

Il 14 settembre 1448, infine, era stato eletto procuratore di S. Marco de ultra.

Sul recto delle monete coniate sotto il suo dogado provvide a far scrivere la frase Religionis et Iusticiae Cultor.

Era un bigotto di lunga pezza, casto sin da giovane. Si racconta che si rifiutò ad una monaca che era scappata dal convento per unirsi a lui...

Era però un uomo con una solida esperienza amministrativa.

Eletto doge ricevette consigli dall’amico frate camaldolese Mauro Lapi di Firenze, che gli raccomandò di imporre il taglio dei capelli agli zazzeroni del tempo e proibire i lunghi strascichi alle ragazze.

Coltivò rapporti amichevoli con il papato e rinverdì l’invito di Pio II (1458-1464) ad una crociata: nel novembre del 1463 presentò la proposta al M.C. di inviare la flotta per liberare i territori occupati dai turchi; il M.C. approvò ponendo la condizione che fosse lo stesso doge a guidare l’impresa. Fu così che il 12 agosto 1464 la flotta veneziana composta da 12 galere arrivò ad Ancona, base di partenza della crociata. Qui si unì alle 8 galee inviate dal papa, che peraltro era moribondo, e infatti morì tre giorni dopo (15 agosto), per cui il doge rientrò subito in laguna (23 agosto) e la crociata contro i turchi fallì prima di cominciare.

Le cronache lo dipinsero come avaro e ipocrita, un po’ pavido, mal visto e disprezzato.

Durante il suo dogado sparì ogni ricordo dell’antico governo democratico con la sostituzione definitiva negli atti pubblici della denominazione di Dominio o Signoria a quella di Commune o Comune Veneciarum. Il titolo di Comune Veneciarum (Comune di Venezia) fu dunque surrogato da quello di Dominio o Signoria di Venezia, o Serenissima Signoria.

Cristoforo Moro, che non era bon salvo che star co’ frati, rese l’anima a Dio e non avendo eredi lasciò tutti i suoi averi ai poveri e soprattutto agli istituti religiosi. Fu sepolto nella Chiesa di S. Giobbe (Cannaregio), scalzo e vestito da frate francescano, come espresso nelle sue ultime dichiarate volontà.

(gidi)

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Prima pubblicazione: Giovedì, 04 Aprile 2013 — Ultimo aggiornamento: Domenica, 14 Agosto 2016

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