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Tommaso Mocenigo fu il 64° doge della Serenissima (1413-1423).

Aveva 71 anni (era nato nel 1343) e lo chiamavano affettuosamente Tommasone.

Era scapolo, ma con una figlia naturale; poteva vantare buoni trascorsi militari e diplomatici.

Il 24 gennaio 1405 m.v. era stato eletto procuratore di S. Marco de supra.

Con lui iniziò una nuova consuetudine, il giro di Piazza S. Marco in pozzetto, portato a spalla dagli Arsenalotti, dal quale lanciava al popolo manciate di monete appena coniate e recanti il suo nome, mentre di solito il doge gettava monete coniate con il nome del suo predecessore.

Durante il suo dogado la Repubblica occupò Rovereto, conquistò il Friuli e l’Istria soggetti al patriarca di Aquileia, il resto della Dalmazia e rintuzzò la baldanza turca.

Di lui si ricorda che pagò mille ducati per porre una parte, ovvero una proposta di legge, riguardante la ricostruzione di Palazzo Ducale, proposta che in passato era stata interdetta per le cattive condizioni dell’erario, e quindi, per evitare continui inviti a intervenire, era stata posta questa clausola: chi vuole porre una parte riguardante interventi in Palazzo Ducale deve pagare una penale di mille ducati. Fu durante il suo dogado che il M.C. si riunì per la prima volta nella nuova sala (1419).

Mocenigo morì dopo una lunga malattia e venne sepolto nella Chiesa di S. Giovanni e Paolo (Castello).

Nel suo testamento, essendo egli una persona che si affidava soprattutto ai numeri, ai dati, in definitiva ai fatti, troviamo notizie di prima mano sulla floridezza della Repubblica che egli aveva ripetuto a voce (10 marzo) sul proprio letto di morte ad alcuni Senatori: «Voi avete veduto che al navigar sono navigli 3000 [...] che hanno marinai 17 mila, voi avete veduto che abbiamo navi 300, che sono marinai 8 mila. Voi avete veduto tra galere grosse et sottili ogni anno 45, marinai 11 mila. Voi avete veduto che abbiamo marangoni (arsenalotti) 16 mila ...». In sostanza, il doge spronava i veneziani (180mila abitanti di cui oltre mille erano nobili) a non abbandonare i commerci marittimi, avendo un’imponente flotta composta da 300 grandi navi, 3000 piccoli navigli e 45 galee, li invitava a mantenere i possedimenti in terraferma, ma senza pensare di espanderli per non disperdere le energie nelle guerre di terraferma, consigliava loro, quindi, di non eleggere Francesco Foscari, che lui riteneva un guerrafondaio.

Le sue raccomandazioni si rivelarono inutili. Infatti, il 65° doge eletto, il suo successore, fu proprio Francesco Foscari.

 

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Prima pubblicazione: Giovedì, 04 Aprile 2013 — Ultimo aggiornamento: Venerdì, 14 Giugno 2013

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