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Vitale Michiel II fu il 38° doge della Serenissima (1156-1172).

Figlio del doge Domenico (1118-30).

Il dogado di Vitale II attraversò anni critici per la politica veneziana.

In Occidente l’imperatore Federico Barbarossa meditava di dominare i Comuni italici e di impossessarsi del Dogado, sostenendo che l’imperatore «comanda i regni e ogni nazione deve adorarlo»; Zara continuava a dare pensieri; il patriarca di Aquileia aveva assalito Grado.

In Oriente, il basileus Emanuele Comneno aveva concesso ai genovesi le stesse facilitazioni commerciali già godute dai veneziani sin dal 1082 e da qualche tempo anche dai pisani, poi aveva fatto improvvisamente arrestare i circa 10mila veneziani che erano residenti a Costantinopoli confiscandone i beni. Il doge organizzò una spedizione punitiva con una flotta imponente e costrinse il basileus a contrattare la pace, ma questi prese tempo e nell’attesa la flotta venne colpita da una tremenda epidemia e dovette rientrare a Venezia completamente decimata anche dagli attacchi pisani e genovesi: 17 navi su 120 tornarono in Laguna, portando per giunta l’epidemia in città.

Ritenuto responsabile di quella catastrofe, Vitale subì un attentato mentre si recava a S. Zaccaria per assistere alla funzione della Pasqua. Fu aggredito da un gruppo di congiurati e Marco Casolo, all’angolo tra la Riva dei Schiavoni e Calle de le Rasse, lo pugnalò a morte. Alcune cronache riferiscono che il doge, impaurito dal popolo che tumultuava, aveva raccolto un’assemblea a Palazzo Ducale per giustificarsi, ma l’intemperanza dei convenuti lo aveva costretto ad una precipitosa fuga con l’intento di rifugiarsi nella Chiesa di S. Zaccaria.

Proprio in questa chiesa risulta essere presente un monumento funebre in sua memoria.

(gidi)

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Prima pubblicazione: Martedì, 02 Aprile 2013 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 13 Giugno 2013

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