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Domenico Michiel fu il 35° doge della Serenissima (1118-1130).

Appartenente ad una delle famiglie apostoliche, figlio di Giovanni, comandante della flotta in Terrasanta durante la prima crociata (1096-1099), nipote del 33° doge Vitale Michiel I e padre del 38° doge Vitale Michiel II.

Il dogado di Domenico, che da Costantinopoli ricevette il titolo di Venecie, Dalmacie atque Croacie dux, fu impostato sulle conquiste di territori del vicino Oriente, al seguito delle spedizioni crociate, e in quel periodo di enfasi militare, l’Arsenale fu in grado di approntare fra le 40 e le 100 galee in 6 mesi.

Il doge, quindi, con la scusa di una sua possibile assenza per impegni militari, impose un editto (1121): in barba alla legislazione che bandiva co-reggenze e discendenze, pensò di ripristinare una sorta di potere assoluto, stabilendo che, in assenza del doge dalla città, uno dei figli o un parente doveva farsi carico del governo, degli affari politici e di quelli economici. Poi, sentendosi vecchio e stanco, abdicò e si chiuse nel Monastero di S. Giorgio Maggiore. Pochi giorni dopo morì.

Le sue spoglie furono poste a S. Giorgio, ma quando i frati decisero di ricostruire l’antica chiesa (1566-1610), le sue ceneri furono disperse e i marmi del suo sepolcro volti ad altro uso.

I frati vennero però costretti dal Senato (19 luglio 1635) a ripristinare all’interno della chiesa il monumento, forse su disegno del Longhena, con un busto del doge opera di Battista Pagliari (1637).  

Domenico è considerato uno dei grandi dogi della Repubblica e giustamente è celebrato nel Panteon Veneto con un busto dello scultore Luigi Piccoli conservato a Palazzo Ducale.

(gidi)

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Prima pubblicazione: Martedì, 02 Aprile 2013 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 13 Giugno 2013

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