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Orso Ipato fu il 3° doge della Serenissima (726-737).

 

Secondo alcuni fu il primo doge a essere eletto essendo i due precedenti di nomina bizantina.

Di Eraclea, Orso era salito al potere forse con un pronunciamento militare e in mezzo a disordini di origine religiosa, infuriando in quegli anni l’iconoclastia.

È ricordato per aver dato agli abitanti delle isole una mentalità militare: organizzò le milizie a difesa del Dogado e diede inizio alla tradizione di allenare i civili, giovani e meno giovani, «nell’arte del marittimo e terrestre combattere», cioè nell’uso dell’arco e delle altre armi. E fu ancora lui ad inculcare in ognuno la voglia di combattere, di «non rimanersi contenti di fugare i pirati, ma inseguirli senza posa nei tortuosi nascondigli, nelle fortificazioni e ne’ porti loro, bruciare navigli, assalire mura e torri, predare per rappresaglia».

Orso Ipato fu uno dei protagonisti della Battaglia dell’Arco combattuta tra Eraclea, capitale del Dogado, e la rivale Jesolo sulla sponda opposta. Tra di loro il Canale dell’Arco. Orso Ipato comandava le truppe di Eraclea. La battaglia fu una carneficina per entrambe le fazioni.

Al ritorno a Eraclea il doge venne trucidato dai suoi stessi concittadini, evidentemente insoddisfatti del risultato, mentre il figlio fu mandato in esilio.

G. Pindemonte (1751-1812) scrisse una tragedia intitolata Orso Ipato in cui il doge è rappresentato come un tiranno ucciso dal furore popolare.

Il Dogado decise di tornare all’elezione del magister militum perché l’autorità ducale si era rivelata da una parte quasi dispotica e dall’altra anche fonte di notevoli appetiti politici.

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Prima pubblicazione: Giovedì, 28 Marzo 2013 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 30 Ottobre 2014

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