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Francesco Erizzo fu il 98° doge della Serenissima (1631-1636).

Aveva 65 anni (era nato il 28 febbraio 1566), era procuratore di S. Marco de ultra dal 22 dicembre 1618, già provveditore generale da mar e provveditore generale in terraferma (o sovrintendente alle forze terrestri).

Al momento dell’elezione si trovava per la quarta volta provveditore generale in terraferma: arrivò da Vicenza il giorno dopo. Non ci furono feste né giro della piazza in pozzetto perché si temeva il contagio, dal momento che la città era stata colpita dalla peste, la quale cominciò a perdere consistenza intorno al successivo mese di agosto. Poi, il 28 novembre, gran festa per celebrare la fine del contagio.

Dopo la pestilenza, la Repubblica abbandonò la linea neutrale in politica estera e mostrò i muscoli: nel 1638 si scontrò con i turchi nei pressi della costa di Valona (Antonio Marin Cappello comandante della flotta aveva catturato alcune galee barbaresche e il doge consigliò di affondarle prima e di trattare poi col sultano); nel 1642 riprese le armi contro lo Stato Pontificio di Urbano VIII, che voleva annettersi il piccolo ducato di Castro appartenente alla famiglia Farnese. Quando poi la flotta turca, passati i Dardanelli, mise La Canea in stato d’assedio, prendendola (22 agosto 1645) e costringendo la flotta veneziana di Girolamo Morosini alla ritirata, il Senato decise (8 dicembre 1645) di affidare la direzione militare allo stesso doge che però morì subitamente (3 gennaio 1646).

Secondo il suo testamento il corpo fu sepolto nella Chiesa di S. Martino Vescovo in un monumento fatto scolpire mentre era ancora in vita da Mattia Carnero, mentre il cuore venne sepolto a S. Marco.

Una curiosità: il doge viveva a Palazzo con 30 servitori, 6 camerieri, un gondoliere, un prete e 9 membri della sua famiglia.

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Prima pubblicazione: Venerdì, 05 Aprile 2013 — Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 19 Giugno 2013

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