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Nicolò Da Ponte fu l'87° doge della Serenissima (1578-1585).

Aveva 87 anni (era nato il 15 gennaio 1491) e durante le sedute si addormentava regolarmente.

Abile diplomatico, era stato bailo a Corfù (1532-1535), senatore (1535), avogadore (1540), luogotenente della Patria del Friuli (1541), membro del Consiglio dei X negli anni 1553, 1555 e 1557, podestà di Padova (1558-1559), procuratore di S. Marco de ultra dal 30 luglio 1570.

Aveva studiato filosofia all’Università di Padova, ma si era arricchito con la mercatura e aveva costruito il Palazzo da Ponte a S. Maurizio (S. Marco).

Durante il suo dogado la Repubblica rilanciò definitivamente la neutralità nelle questioni internazionali e così rifiutò richieste di lega per combattere i turchi: a Venezia infatti volevano stare in pace, godersi quel che restava del commercio in Levante, pensare a riequilibrare le finanze (e infatti fu azzerato il debito pubblico), continuare ad abbellire la città (lo Scamozzi subentrò al Sansovino, morto nel 1580, e completò la Libreria Marciana tra il 1582 e il 1585).

Con lui s’impose al governo il cosiddetto partito dei giovani, un gruppo di patrizi innovatori e gelosi dell’indipendenza dello Stato, un partito che condusse la Repubblica al grande scontro con la Curia romana all’epoca dell’interdetto del 1606.

Colpito da apoplessia (15 aprile) il doge spirò il 30 luglio 1585. Fu sepolto nella Chiesa della Carità e le sue spoglie disperse con la sconsacrazione della chiesa (1807).

(gidi)

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Prima pubblicazione: Venerdì, 05 Aprile 2013 — Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 19 Giugno 2013

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