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Obelerio Antenorio fu il 9° doge della Serenissima (804-810).

Di Malamocco, già tribuno sotto il dogado di Giovanni Galbaio e sposato con una nobildonna francese, aveva tendenze filofranche e proprio per questo fu eletto: una reazione dei gruppi di potere ostili al precedente doge Giovanni Galbaio che era filobizantino.

Obelerio si associò il fratello Beato senza chiedere l’approvazione popolare, racconta Giovanni Diacono, mentre altre fonti dicono che gli fu assegnato il fratello di tendenze filobizantine per una ricerca di equilibrio politico. Questo conferma il clima di incertezza del tempo: i veneziani si trovavano al centro di due appetiti, quello dei franchi con Carlo Magno il quale, avendo rinnovato l’impero d’Occidente, pretendeva un tributo anche dai dogi (tradizionalmente legati a Costantinopoli), e quello dei bizantini di Costantinopoli che dominavano le coste dell’Alto Adriatico.

Così, quando i franchi tentarono di attrarre nella loro orbita le coste dalmate, in modo da togliere ai bizantini un punto di appoggio nell’Alto Adriatico, i due fratelli si schierarono contro i filobizantini, mettendo in atto una nuova distruzione di Eraclea (che successivamente risorse per merito del doge Angelo Partecipazio (810-27) e si chiamò Cittanova), ma quando la flotta bizantina inviata dal basileus Niceforo (802-811) risalì l’Adriatico e bloccò la laguna (807), allora Obelerio e il fratello diventarono filobizantini, resero omaggio al basileus e gli offrirono i propri servigi.

Il doge Obelerio fu così ossequioso da meritarsi il titolo di spatario, riservato alle più alte cariche dell’impero bizantino (un premio per il suo voltafaccia), mentre Beato venne graziosamente trattenuto per due anni a Costantinopoli, dove prima ricevette lezioni di bon ton (della serie non si accettano i voltagabbana) e poi il titolo di ipato. Rimasto solo Obelerio nominò co-reggente un altro proprio fratello filobizantino, Valentino (807).

Questo cerchiobottismo di Obelerio fu punito da Carlo Magno che per vendetta inviò in laguna il figlio Pipino con il compito di conquistare Venezia, ma la città attaccata seppe reagire e lo respinse (810). Obelerio venne però destituito perché con i suoi maneggi aveva provocato il tentativo di invasione dei franchi: al suo posto fu eletto Angelo o Agnello Partecipazio.

Esiliato a Costantinopoli, Obelerio ritornò nell’anno 831 con l’intento di riprendersi il Dogado. Sbarcò a Vigilia, un’isola vicino a Malamocco poi scomparsa. Al fine di non lasciargli spazio per ulteriori congiure, Giovanni Partecipazio fece incendiare i due insediamenti pro Antenoreo (Malamocco e Vigilia) e dopo averlo catturato lo fece impiccare.

Il fratello Beato cercò di vendicarne la morte, ma il doge lo fece prendere e decapitare e ne ordinò l’esposizione della testa come si usava con i traditori.

 

Una gran parte della nobiltà veneziana, che aveva avuto lo zampino nel ritorno di Obelerio, non vide di buon grado l’ulteriore rafforzamento del potere dinastico dei Partecipazio e così Giovanni, colto di sorpresa da una congiura, fu costretto a rifugiarsi presso i franchi.

 

Per 6 mesi el caregon dogale venne occupato da un tribuno, Pietro Caroso, dopo di che Giovanni rientrò in laguna con l’appoggio del sacro romano imperatore Lotario, mentre Caroso venne accecato ed espulso (non ucciso soltanto perché console di Costantinopoli) e i suoi complici giustiziati.

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Prima pubblicazione: Giovedì, 04 Aprile 2013 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 13 Giugno 2013

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