Venipedia®

Da molti, viene considerato la figura di operatore culturale più rilevante nella Venezia di metà Cinquecento.

Per la sua riedizione dell'opera letteraria De Architectura di Vitruvio, Barbaro venne definito l'Architetto del Sapere.

Dimmi di più

Nato a Venezia in una delle dinastie più antiche, Daniele Barbaro crebbe in una famiglia con ottime basi culturali, come dimostra il percorso umanistico e religioso del prozio Ermolao Barbaro. Frequentò gli studi scientifici in suolo patavino e seguì i corsi di filosofia di Marcantonio Passeri e quelli di matematica di Federico Delfino; si laureò, infine, in Arti. Le prime relazioni con i letterati di spicco dell'epoca cominciarono in giovane età a Padova, stringendo amicizie con Giovanni della Casa, Alvise Cornaro, Benedetto Varchi, Sperone Speroni, Pietro Bembo. Approfondì lo studio dell’architettura stringendo rapporti duraturi con Andrea Palladio, che lo aiutò successivamente con consigli pratici e disegni nel commento al trattato di Vitruvio.

Prese parte a numerose iniziative culturali organizzate da alcune accademie del tempo, in particolare quella degli Infiammati a Padova e più tardi quella della Fama fondata dall’amico Federico Badoer; venne coinvolto, inoltre, nella predisposizione dell’Orto Botanico (1545), affiancando il professore di medicina Pietro da Noale e l’architetto Andrea Moroni.

Le sue doti naturali per la letteratura, in particolare nel settore filosofico, cominciarono ad intravedersi fin da subito e lo conferma il commento di Pietro Aretino che lo definì “anima del corpo della filosofia”. Cominciò così a pubblicare i suoi scritti, nel 1542 Exquisitae Porphyrium commentationes e, lo stesso anno, il poema Predica dei Sogni (edito dall’amico Francesco Marcolini nel 1544); due anni dopo fu il momento di Rethoricorum Aristotelis.

Terminati gli studi tornò nella città natale dove venne incaricato ambasciatore presso la corte inglese, tra il 1549 e il 1551. Negli stessi anni, la Serenissima Repubblica, dopo numerose pressioni, ottenne la sostituzione del patriarca d’Aquileia Giovanni Grimani con Daniele Barbaro, quale successore sulla cattedra patriarcale; Barbato cominciò a partecipare al Concilio di Trento, tutelando gli interessi veneziani, a partire dal 1561.

Il lavoro intellettuale più importante che realizzò fu, senza dubbio, la riedizione veneziana del De Architectura di Marco Vitruvio Pollione, pubblicato una prima volta nel 1556 con il titolo I dieci libri dell’architettura di M. Vitruvio tradutti e commentati da Monsignor Barbaro eletto patriarca d’Aquileggia edito dall'amico Francesco Marcolini contenente qualche schizzo di Andrea Palladio e 11 anni dopo, nel 1567, si occupò della seconda edizione, in latino, prodotta dall’editore De Franceschi dal titolo M. Vitruvii de Architectura commentariis. Si occupò poi di ultimare la Pratica della prospettiva nel 1569 e altri due scritti scientifici, mai conclusi.

La versione commentata del testo di Vitruvio fu un'opera estremamente complessa in quanto Barbaro dovette mettere in campo diverse competenze in suo possesso in ambito archeologico, romanico e matematico al punto che le due edizioni costituirono una summa del sapere tecnico-scientifico antico e moderno. 

Durante la sua vita, non si limitò a intrecciare rapporti solo nei settori scientifici e letterari ma anche negli ambienti artistici veneziani, i cui pittori spesso si riferirono a lui per degli scambi nei programmi iconografici e delle riflessioni sulle arti frutto di una mescolanza tra una visione neoplatonica (vicina a Michelangelo) e un’ottica aristotelica. Ebbe pertanto diversi scambi culturali con Giuseppe Porta Salviati per la sua identità di pittore teorico e matematico, con Battista Franco e soprattutto con Paolo Veronese. Franco si occupò di realizzare la pala della cappella dei Barbaro nella chiesa di San Francesco della Vigna mentre Paolo Veronese può essere considerato il pittore della famiglia. Daniele Barbaro elaborò il programma iconografico della sala del Consiglio dei Dieci a Palazzo Ducale dipinto poi da Caliari e Paolo Veronese decorò gli interni della celebre villa Barbaro a Maser. 

Leggi anche