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"Una dimora fra le più belle di tutta la zona [...] nei dintorni di Mestre" scrisse del luogo il famoso esperto di cultura veneta Giuseppe Mazzotti.

Oggi è la sede del Comune di Salzano.

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Per quanto possa sembrare strano, pochissime sono le notizie certe sulla villa: ignota è la data di costruzione, sconosciuto ne è l’architetto, nebulose le vicende.

Fu voluta quasi sicuramente dalla famiglia patrizia veneziana dei Donà che la realizzò nei primi decenni del XVII secolo, sulle spoglie di una precedente casa padronale tardo cinquecentesca a pianta quadrata.

Nel 1847 la Villa venne acquisita dalla famiglia ebrea di banchieri padovani Jacur la quale curò anche la realizzazione di un interessante parco romantico.

L’interno

Internamente l'impianto è tradizionale con saloni centrali, stanze laterali e il corpo scale posto a est. Degli affreschi della sala al piano terra rimangono visibili solo alcune parti: pavoni e decorazioni floreali di gusto cinquecentesco.

È la sala posta a nord est che si presenta come la sala più importante del piano terreno, forse di tutta la Villa: un incantevole “salottino” ospita affreschi di pregevolissima fattura a tema mitologico/religioso in cui putti salgono a incorniciare le finestre e a circondare “specchi” di marmorino - che originariamente dovevano ospitare dipinti, arazzi, o specchi veri e propri - dando alla sala una bellezza scenica e sontuosa.

Molto interessanti sono, nell’ala ovest, la stanza, originariamente adibita a cucina e impreziosita da un largo camino con la cappa affrescata e le travi finemente dipinte.

Belli, al piano nobile, il portale decorativo In marmorino, i pavimenti in terrazzo veneziano e la copertura a vela di alcune sale.

L’esterno

La facciata propone la classica modulazione delle ville veneziane con aperture su tre livelli: al piano terra, finestre rettangolari contornate da un rivestimento a bugnato; al piano nobile, aperture allungate, e protette da balaustre con al centro la trifora scandita da due semplici colonnine.

All'ultimo livello, aperture ridotte e rettangolari con le tre centrali definite da colonnine e da una balaustra.

Sempre sulla facciata a sud è posta una meridiana che Paolo Donà fece costruire nel 1825; nel lato ovest sono visibili tracce di affreschi cinquecenteschi che in origine decoravano la prima dimora; sulla parete dell’ala a sud-est merita un cenno particolare la lapide, posta nel 1920, che ricorda la  lunga storia d’amore tra l’ing. Leone Romanin-Jacur e la moglie Lietta Pesaro.

Tutti i dintorni della villa portano oggi il segno dell’opera dei Romanin-Jacur: fu Moisè Vita Jacur, acquirente della Villa nel 1847, a far realizzare il parco romantico tutt’intorno alla Villa nel 1854; fu il nipote Leone a realizzare la Filanda nel 1872.

Due cancelli portano a ovest sul parco e a ovest su un giardino attrezzato; altri tre più importanti si aprono sulla strada: uno principale al centro, che veniva usato per le grandi occasioni, i due laterali consentivano il passaggio quotidiano. Sui pilastri che reggono i cancelli erano poste complessivamente dieci statue settecentesche raffiguranti personaggi della mitologia classica.

Il parco e il corredo statuario furono seriamente danneggiati durante la seconda guerra mondiale quando il complesso diventò sede del comando tedesco. 

Oggi la villa è sede del Comune di Salzano. In Villa è possibile organizzare la propria cerimonia nuziale mentre la Filanda può ospitare il banchetto.

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