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Detta anche "della Buona Morte" per l'attività di conforto nei confronti dei carcerati destinati all'impiccagione, svolta da una delle due Confraternite insediate nella Scuola. Per questa ragione, spesso era conosciuta anche con il nomignolo di Scuola dei Picái (impiccàti, in italiano).

Posizionata di lato alla chiesa dedicata a San Fantin, oggi accoglie una delle più prestigiose istituzioni culturali veneziane: l'Ateneo Veneto.

Non si conoscono con esattezza le origini della Scuola ma esse si fanno risalire al 1471, anno in cui si insediarono due confraternite: quella di San Gerolamo e quella di Santa Maria della Giustizia (Mariegola del 1440). I membri di questa seconda congrega avevano il pietoso compito di accompagnare al patibolo i detenuti condannati a morte, occupandosi dell'organizzazione di processioni e letture di preghiere pubbliche; da qui ne derivano i nome attribuiti alla Scuola "della Buona Morte" o "dei Picái".

Tali confraternite avevano la propria sede nella vicina chiesa di San Fantin già a partire dal 1458 e poi, tredici anni dopo, si trasferirono nella Scuola e vi rimasero fino al 1562. Successivamente, ciò che comportò un cambio di luogo, non fu una decisione spontanea dei membri delle congreghe ma una causa di forza maggiore: il luogo venne distrutto da un terribile incendio.

Dopo la distruzione, il Palazzo tornò alla luce piu bello di prima grazie alla partecipazione dei più noti e capaci architetti, scultori e pittori dell'epoca. Parteciparono artisti del calibro di Alessandro Vittoria e Antonio Contin che si occuparono del progetto e venne realizzata l'attuale facciata costituita da pietra d'Istria, a due ordini con impostazione classica ma con elementi e forme magnificamente riconducibili al filone barocco. Il frontone mostra una spaziosa nicchia contenente la figura di Cristo crocifisso opera di Andrea Dell'Aquila e tre statue della Vergine Maria e di due Angeli attribuite, oltre che al Dell'Aquila, ad Agostino Rubini.

All'inizio del Seicento, lo stabile fu ultimato e la sua nuova configurazione corrisponde a quella attualmente in uso: a piano terra, una chiesetta (oggi sala conferenze) e una sacrestia (oggi sala Cini) mentre al primo piano una sala dell'Albergo (oggi sala lettura) e un altro piccolo Albergo (oggi denominata sala Tommaseo). Da quando la Scuola venne soppressa nel 1806, il luogo venne destinato alla Società Veneta di Medicina che sei anni dopo, esattamente il 12 gennaio 1812, si fuse con diversi istituti culturali sino a fondare l'Ateneo Veneto.

Nella chiesa del Palazzo, oggi utilizzata come sala conferenze, erano presenti due meravigliosi altari racchiusi da balaustre realizzati da Alessandro Vittoria; sopra all'altare del Crocifisso si potevano ammirare una croce lignea del 1400 e le statue in bronzo della Vergine e di San Giovanni Evangelista mentre, sopra all’altare posizionato nella parete di sinistra, era posta la statua in bronzo di San Girolamo, uno dei patroni della Scuola. Oggi purtroppo gli altari e le opere non sono più presenti e, al posto dell’altare del Crocifisso, è visibile il busto in bronzo, opera del Vittoria, raffigurante Tommaso Rangone, medico filologo di Ravenna del Cinquecento mentre al posto dell’altare di San Girolamo sono stati collocati i busti marmorei degli scienziati e medici veneziani Nicolò e Apollonio Massa, anch'essi vissuti nel XVI secolo. Per fortuna, i tredici dipinti che mostrano il Ciclo del Purgatorio, eseguiti su tela da Jacopo Palma il Giovane e conclusi nel dicembre del 1600, sono ancora oggi accolti dal soffitto a lacunari. Il pubblico partecipante ad una delle numerose conferenze realizzate dall'Ateneo Veneto potrà inoltre godere delle opere di Leonardo Corona, Baldassare d’Anna e Antonio Zanchi.

La Sacrestia della Scuola è oggi denominata Sala Cini e frutto di una serie di restauri che hanno anche modificato il nome originario della stessa (Sala del Consiglio). Fu edificata nel XVII secolo, come parte dell'edificio minore e localizzata nel retro dell’edifico storico; venne ribattezzata al tempo della sua realizzazione Sagrestia nuova, poiché sostituì quella antica. Venne ornata di splendidi dipinti tra il 1667 e il 1695 da alcuni dei maggiori pittori dell'epoca: Paolo Veronese, il cui ciclo delle Storie Mariane è oggi collocato nella Sala di Lettura dell’Ateneo Veneto, Francesco Fontebasso, Jacopo Palma il Giovane e Alessandro Longhi. In occasione del 35° anno della morte di Vittorio Cini, socio dell’Ateneo Veneto dal 1936 al 1977, il nipote Giovanni Alliata di Montereale decise di finanziare i lavori di restauro alla Sala che comportarono un completo restauro della stessa, un sistema di deumidificazione all'avanguardia e un intervento agli arredi. La nuova Sala venne inaugurata il 19 ottobre 2013 e intitolata a Vittorio Cini.

Salendo l'enorme scalinata si giunge nella sala di Lettura, Albergo grande, che era caratterizzata da ampi dipinti di Palma il Giovane, che occupavano le pareti e il soffitto, di cui oggi non rimane nulla: in particolare, nel 1836, l'opera maestosa nel soffitto fu brutalmente strappata per essere trasferita in depositi demaniali, venne poi impietosamente dispersa in numerosi pezzi e solo uno di questi è conservato nel Museo dell’ Hermitage a San Pietroburgo; per fortuna, oggi di questo capolavoro rimane documentato il bozzetto conservato presso la Pinacoteca della Fondazione Querini Stampalia di Venezia. Attualmente la Sala di Lettura, presenta decorazioni pittoriche di Paolo Veronese e la sua scuola e di Jacopo Tintoretto, oltre a sculture volte a ricordare medici illustri quali Francesco Aglietti, Viviano Viviani, Santoro Santorio, Gian Raimondo Forti, Francesco Paiola e l’architetto Antonio Diedio. Una stanza vicina alla sala di Lettura ospita la biblioteca dell'Ateneo Veneto, dotata di 40.000 volumi.

Infine, sala Niccolò Tommaseo inaugurata il 4 Dicembre 1913 dal prof. Giuseppe Pavanello, è dedicata al celebre letterato e patriota del quale vi è un busto in marmo, insieme a quelli di altri due patrioti Jacopo Bernardi e Daniele Manin. Sono presenti opere di Francesco FontebassoErmanno Stroifi (1616-1693), Antonio Zanchi, Giovanni Segala, Ermanno Zerest, Jacopo Palma il Giovane.

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Prima pubblicazione: Mercoledì, 18 Febbraio 2015 — Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 20 Settembre 2017

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