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Il palazzo, oltre ad essere stato dimora di nobili casate, fu sede di una prestigiosa pinacoteca, di un istituto religioso e recentemente di uffici.

Nei tempi d'oro, in cui ospitò una preziosa galleria d'arte, fu visitato da importanti personalità tra le quali Antonio Canova, Lord Byron e i fratelli Édouard e Eugène Manet.

Ca’ Priuli Manfrin, che prende il nome da due delle più importanti famiglie che vi hanno abitato, è situata nel sestiere di Cannaregio, ai piedi del ponte delle Guglie, in fondamenta Venier. La sua fondazione risale all’epoca medievale.

In principio apparteneva alla famiglia Pesaro di Cannaregio, la quale lo lasciò in eredità nel 1457 ai Priuli. Una delle poche tracce attualmente visibili di questo insediamento, è un minuscolo stemma di famiglia scolpito al di sopra di un portale murato posto al lato della facciata, riportante sull’architrave la data MDXX. Nel 1585 l’allora proprietario Daniele Priuli, membro del Consiglio dei Dieci, sulla base di un suo “progetto”, fece alcuni interventi di ristrutturazione per ottenere un edificio che fosse più consono al suo rango sociale. Tra il 1708 e il 1710 l’edificio assunse all’incirca le attuali dimensioni e l’odierna disposizione attorno la corte centrale.

Nel 1723 Giovanni Priuli venne eletto Procuratore di San Marco e decise di ristrutturare nuovamente l’edificio sostituendo il vecchio prospetto discontinuo verso il Rio di Cannaregio con una nuova facciata conveniente all’importanza pubblica che la famiglia ricopriva. Fu incaricato a dirigere i lavori l’architetto Andrea Tirali che terminò l’intervento nel 1731. La nuova facciata venne rivestita completamente di marmo d’Istria ed in seguito venne lodata proprio per la sua semplicità ed armonia nelle proporzioni. Di questo periodo è anche lo scalone principale monumentale, attribuito a Bernardo Macaruzzi, tra i più comodi della città. 

Elena Priuli Venier, ultima discendente della nobile famiglia Priuli, lasciò in eredità nel 1756 l’intero complesso ai suoi due figli Zuanne e Pietro Venier di San Vio i quali, nel 1787, lo alienarono in pessime condizioni di conservazione al conte Girolamo Manfrin, appaltatore del monopolio del tabacco per la Repubblica di Venezia dal 1769.

Il conte Manfrin fece eseguire un’ampia campagna di restauri dal 1787 al 1791 anno in cui vi si trasferì con la famiglia. Durante l’intervento di questo periodo, Manfrin si avvalse della collaborazione di Giambattista (Giovan Battista) Mengardi per la realizzazione di un nuovo apparato decorativo con il supporto dell’ornatista Davide Rossi per la realizzazione degli stucchi, ma è probabile che vi lavorassero anche altre scuole di stuccatori come quella di Giuseppe Castelli. Il palazzo conobbe in questo periodo nuovo splendore e fama, dal momento che il primo piano venne adibito a galleria di quadri appartenenti alla collezione del conte, diventando in poco tempo una delle più belle e importanti della città, seconda solo alle Gallerie dell’Accademia. Si può ipotizzare che il conte Manfrin avesse adibito gli ambienti del secondo piano a sale di rappresentanza e appartamenti per gli ospiti, mentre al terzo piano, con i soffitti più bassi e quindi più facilmente riscaldabile, ci fosse la sua abitazione vera e propria. Ciò spiegherebbe la grandissima quantità di stucchi e decorazioni presenti in quasi tutte le stanze, oltre che l’esistenza di una piccola cappella privata. Tutto il piano è caratterizzato da un forte e pregevolissimo gusto neoclassico. 

Fra le stanze del palazzo alloggiarono anche illustri personaggi, tra i quali nel 1845 l’ambasciatore straordinario d’Inghilterra Roberto conte di Holdernesse con la sua famiglia. Nel corso dell’ Ottocento, la collezione di quadri del conte Manfrin venne smembrata e spartita tra gli eredi.

Il 20 luglio 1897, il palazzo venne venduto alla Provincia Italiana della Società del Sacro Cuore divenendo la sede amministrativa di un istituto femminile gestito dalle suore del Sacro Cuore. Il cambio di destinazione d’uso — da abitazione ad istituto — comportò numerosi cambiamenti, sia nella disposizione delle varie stanze sia nell’aspetto degli ambienti che si presentavano ricchi e sfarzosi, in antitesi con la sobrietà richiesta dall’Ordine. Le superfici decorate delle stanze furono, pertanto, ricoperte con scialbature e strati pittorici. Le pareti del grande salone a doppia altezza, con i monocromi sui miti apollinei, furono coperti con una decorazione dai toni grigi che si può tuttora osservare, molto più sobria ed austera rispetto la precedente perché questo ambiente venne trasformato in Cappella e consacrato dall’allora Patriarca Giuseppe Sarto, futuro Papa San Pio X

Nella notte del 16 Agosto 1916, alle ore 23.22, durante la ventunesima incursione aerea, Venezia fu bombardata da sette velivoli austro – tedeschi che gettarono sulla città 45 bombe fra esplosive ed incendiarie, uccidendo 3 persone. Una delle bombe incendiare sfondò il tetto del palazzo e si fermò sul pavimento del secondo piano, senza esplodere e senza fare vittime. Nel punto esatto del pavimento in cui si fermò la granata, c’è ancora una decorazione in marmo a forma di croce in memoria del tragico evento: "Qui cadde bomba nemica notte del 16 agosto 1916".

Nel 1945 nei magazzini del palazzo, le religiose si occuparono di custodire le farine per il pane. Il 28 Aprile di quello stesso anno, varcarono la soglia del Palazzo i Patrioti per la Liberazione che presero a far la guardia alla farina, mentre nell’androne furono ospitati 45 ufficiali tedeschi prigionieri. Questo avvenimento è così descritto dalle religiose:

“ …noi ci ritiriamo prima dell’arrivo dei prigionieri, per non vedere umiliati coloro, che ancora tre giorni prima giravano alteri per la nostra Venezia (…) per tre notti e tre giorni il nostro androne è stato campo di concentramento sotto la costante vigilanza di 10 Patrioti. (…) I bravi custodi sono stati in tutto inappuntabili; gli stessi prigionieri ebbero a lodarsi di loro. Nel pomeriggio del Primo Maggio i nostri ospiti partono per la loro nuova destinazione con espressioni di riconoscenza alla Rev. Madre, dalla quale tutti ricevono volentieri una medaglia della Madonna”.

Tra il 1968 e il 1969, l’edificio fu acquistato dall’A.C.N.I.L. (Azienda Comunale di Navigazione Interna Lagunare ora ACTV) che adibì alcuni ambienti ad uffici. Nel 1998 fu alienato e passò in mano prima al Comune di Venezia e poi alla Regione del Veneto che nel 2014 lo ha venduto alla Cassa Depositi e Prestiti.

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Pubblicato: Sabato, 26 Settembre 2015 — Aggiornato: Giovedì, 07 Gennaio 2016