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La residenza, che per secoli appartenne alla famiglia Memmo, è affacciata sul Canal Grande e si trova di lato alla Chiesa di San Marcuola.

Oggi lo stabile ospita una delle sedi regionali del Veneto della Corte dei Conti.

Spalle alla laguna e guardando la facciata incompiuta della Chiesa di San Marcuola, Palazzo Memmo Martinengo Mandelli è posizionato alla sinistra del luogo di culto dedicato ai Santi Ermagora e Fortunato, alla cui destra si trova Casa Gatti Casazza.

Venne costruito dalla dinastia Memmo nel XVIII secolo anche se già a partire dal X secolo nell'area era presente un edificio appartenente alla famiglia, una delle 24 iscritte nel Libro d’oro del patriziato veneziano nonchè una delle 12 famiglie "apostoliche" che parteciparono all'elezione del primo doge nel 697. Furono due i componenti della famiglia Memmo che coprirono l'incarico di Doge, Tribuno e Marcantonio, ed entrambi vennero sepolti nell'Isola di San Giorgio Maggiore.

La costruzione attualmente visibile è frutto anche dell'ulteriore rimaneggiamento avvenuto nell'Ottocento per mano del cav. Luigi Mandelli che nel 1886 demolì alcune case adiacenti a destra della struttura, la facciata laterale venne cambiata e fu realizzato un giardino.

I due elementi principali della facciata sul Canal Grande, il portone acqueo e la finestra maggiore ornata da sculture, non si trovano al centro ma sul lato sinistro; nonostante questo disallineamento, tutti gli altri componenti (balconi delle finestre, architravi, solai) sono collegati tra di loro da fasce e cornici in pietra d'Istria. Per poter comprendere le veritiere dimensioni della struttura, è necessario ammirarlo dalla seconda entrata, quella da Campo San Marcuola, in quanto visto dall'acqua sembrerebbe di ridotta volumetria. Al suo interno è presente anche una corte interna non intuibile guardando dall'esterno, dove invece si può vedere parte del giardino esterno. 

In questo palazzo abitò Andrea Memmo, uomo di cultura e autore de Elementi d'architettura lodoliana, ossia l'arte del fabricare con solidità scientifica e con eleganza non capricciosa, pubblicato a Roma nel 1786. Tra il 1775 e il 1776 venne eletto Procuratore di Padova e durante il suo mandato trasformò lo sterrato di Prato della Valle in una piazza monumentale senza eguali, elogiando la tradizione civica con il progredire dei commerci. Nel 1787 gli venne conferito l'incarico di procurato di San Marco.

Chissà quante personalità varcarono la soglia di questo palazzo, considerando le numerose frequentazioni di Andremo Memmo nel mondo culturale dell’aristocrazia veneziana: l’abate Antonio Conti, Apostolo Zeno, Gasparo Gozzi, Scipione Maffei e Giovan Rinaldo Carli, Eugenio Mecenati, frate Carlo Lodoli e, non ultimi, Francesco Algarotti, Carlo Goldoni e Giacomo Casanova.

Palazzo Memmo Martinengo Mandelli restò di proprietà della famiglia Memmo fino agli anni Ottanta del XIX secolo; successivamente fu prima prima residenza del cav. Luigi Mandelli e poi sede di diversi uffici pubblici. Oggi ospita una delle due sedi regionali del Veneto della Corte dei Conti.

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Pubblicato: Venerdì, 09 Dicembre 2016 — Aggiornato: Venerdì, 10 Marzo 2017