Venipedia: molto più di un'enciclopedia di Venezia. – La miglior guida di Venezia.

Tempo di lettura: 4 minuti

Residenza di lusso appartenente alla nobile casata dei Foscarini, una delle più ricche famiglie patrizie di Venezia.

Oggi una parte del palazzo ospita il Consolato del Belgio e alcune strutture ricettive.

A pochi passi da Ca' Zenobio degli Armeni e di fronte alla chiesa dei Carmini si trova questa sfarzosa costruzione appartenuta all'importante famiglia dei Foscarini, la cui ricchezza per secoli è stata tramandata di generazione in generazione. Questo palazzo, pur essendo stato uno dei tanti di proprietà dei Foscarini, viene ricordato e leggendato per essere stato il fiore all'occhiello della famiglia: si narra che al suo interno vi fossero più di duecento stanze e nemmeno una sedia, per evitare che qualcuno vi si potesse sedere e danneggiare una delle tante opere d'arte presenti all'interno delle sue mura.

Non si fatica a credere che questo vociare di paese potesse, almeno in parte, corrispondere a verità considerando che molti dei membri della prestigiosa famiglia spiccarono per la passione smisurata per l'arte e il mecenatismo. Nel XVIII secolo è stato rilevato che all'interno del palazzo fossero esposte sei tele di Jacopo Tintoretto, una di Giovanni Bellini detto Giambellino, una di Giovanni Battista Cima da Conegliano, una di Paolo Veronese e molti altre opere di importanti artisti veneziani.

L'edificio risale al XVI secolo e risulta che nello stesso periodo venne rimaneggiato almeno una volta. La facciata si presenta austera e raffinata, mostra serliane — un particolare tipo di trifora, costituita da un'apertura centrale ad arco e le due laterali trabeate — sovrapposte che ricordano Palazzo Da Ponte a San Maurizio mentre le aperture laterali sono riconducibili alle architetture di Michele Sanmicheli. Queste scelte strutturali, oltre a dimostrare le numerosi ristrutturazioni e migliorie subìte dall'abitacolo, riconoscono alla fabbrica una disposizione a sei piani. Le finestre, oggi murate, furono aperte fino al Settecento ed è probabile che in passato la facciata esibisse degli affreschi attualmente inesistenti.

Il palazzo ha vissuto il momento di maggior splendore nel XVIII secolo, prima con il Procuratore di San Marco Pietro Foscarini e la moglie Elisabetta Corner e dopo con il futuro doge Marco, uomo di ampia cultura ed eccellente oratore. Il nome del palazzo proviene infatti dall'imposizione del succitato nonché ricchissimo Pietro Foscarini ai Carmini, che morì nel 1745 e lontanissimo parente di Marco, di lasciare a lui la maggior parte dei suoi averi solo a patto che si trasferisse dal palazzo di San Stae verso questo dei Carmini, dandogli quest'ultima specifica denominazione.

Marco Foscarini fece costruire un'ulteriore palazzina nella parte finale del giardino — la Biblioteca Foscarini — non badando a spese nelle rifiniture, tra marmi, metalli e legname di qualità nonchè opere marmoree e immagini di personalità di particolare rilevanza (tra cui se stesso). Marco collezionò, inoltre, un nutrito fondo librario e di manoscritti che lo portò poi a scrivere un capolavoro che "nasceva da una visione più libera della ricerca storica come elemento indispensabile per affermare il diritto delle nazioni alla propria esistenza" (F.Venturi – Enciclopedia Treccani) intitolato Della letteratura veneziana, di cui ne puoi leggere una copia digitalizzata. Il suo intento fu quello di scrivere un'opera ben più ampia, che concernesse il patrimonio civile e culturale di Venezia.

Una non adeguata gestione del patrimonio, i debiti contratti da Marco Foscarini durante il suo dogado e quelli dei suoi nipoti Sebastiano e Niccolò — in particolare il primo che si distinse anche per il brutto carattere e gli atteggiamenti contrari a Venezia — contribuirono al progressivo declino della famiglia e quindi delle relative regge. Nello specifico, Sebastiano Foscarini pubblicamente mancò di rispetto alla città e ai suoi governatori togliendosi la toga patrizia durante una seduta del Maggior Consiglio e calpestandola inneggiando frasi giacobine. Per questo gesto ingiurioso, palazzo Foscarini fu assaltato nel 1797 dal popolo inferocito che demolì e devastò alcune aree dell'immobile, tra cui gli scaloni dell'ingresso; tumulti che segnarono anche il definitivo decadimento della residenza che da allora non ha più ritrovato il suo antico splendore.

Nel 1799 il patrimonio librario di Marco Foscarini venne confiscato dal governo austriaco agli eredi del Foscarini — debitori verso di esso di mille zecchini per conto di gravezze residue — e il fondo fu trasferito a Vienna, nella biblioteca di corte — oggi Biblioteca Nazionale Austriaca — dove si trovano ancora oggi i libri e i manoscritti sequestrati.

Oggi l'edificio potrebbe tornare al suo vecchio splendore solo con un massiccio restauro, sicuramente per le parti esterne. Internamente sono stati effettuati interventi di recupero e restauro grazie anche alla presenza di strutture ricettive nonché la sede consolare del Belgio.

La grande area verde interna può essere immaginata nella sua estensione passeggiando nella prospiciente calle dei Ragusei e intravista grazie ad una cancellata all'inizio della calle, verso la fondamenta Foscarini.

Altri luoghi da scoprire

Prima pubblicazione: Lunedì, 02 Gennaio 2017 — Ultimo aggiornamento: Venerdì, 10 Marzo 2017

Missiva — La newsletter di Venipedia

Ricevi comodamente gli aggiornamenti, le anticipazioni e le novità di Venipedia nella tua casella postale.