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Subito oltre la "volta di canal", compare maestosa questa residenza situata vicino al prestigioso Palazzo Grassi e definita “la Ca’ Granda de’ San Samuel” per la vicinanza all'omonima chiesa, una delle poche che si affaccia sul Canal Grande.

Al palazzo spesso viene associato il nome di un personaggio illustre che viveva nella Parrocchia San Samuele e che già in giovane età traspariva la sua innata vocazione amatoria. Stiamo parlando di Giacomo Casanova.

Dotato, come la gran parte dei palazzi veneziani, di due piani sovrapposti, ha la particolarità di avere un'entrata indipendente per ognuno di essi, attraverso una propria scala o una porta d’acqua. Dalla porta principale si accede al grande atrio seicentesco, che conduce al maestoso appartamento del primo piano nobile. 

Di antichissime origini veneto-bizantine, questo palazzo risulta risalire al X-XI secolo per volere della famiglia Soranzo. Venne comprato agli inizi del Quattrocento dalla famiglia Cappello, dedita al commercio, che innalzò l'edificio di un piano. Nel XVI secolo, Elisabetta Cappello sposò Cattarino Malipiero, facente parte di una delle più ricche e antiche dinastie veneziane, esistente e nobile già nel 1297 ai tempi della serrata del Maggior Consiglio.

Il Malipiero mise mano profondamente alla struttura della costruzione, risanandolo e rimodernandolo; nel 1622 i lavori terminarono. Venne unificata la parte più antica del palazzo – quella che si affaccia sul Canal Grande – con quella più moderna retrostante, venneno sostituite le finestre tribolate con nuove in stile classico e vennero aperti due nuovi portali d’acqua. I preziosi balconi a colonna rappresentano ancora oggi una vera chicca.

Non è conosciuto l’autore del restauro ma gli esperti sostengono che si possa trattare dell’allora giovane Baldassarre Longhena che probabilmente prese spunto da Alessandro Vittoria o da Bortolomeo Monopola; altri critici, attribuiscono invece la paternità dell'opera a Francesco Contin. In concomitanza con i restauri esterni, vennero ammodernari anche gli interni con numerosissimi stucchi e decori: il numero degli ornamenti e abbellimenti interni era talmente alto che, in un inventario del 1670, si contavano oltre trecento opere artistiche tra dipinti, arazzi, “cuori d’oro”, sedie, cassapanche, tavolini e altro mobilio, oltre alla celebre collezione d’armi.

Dopo l’estinzione della casata dei Malipiero, il palazzo passò di mano in mano, dai Querini ai Balbi, dai Cicogna ai Sacerdoti, fino a quando venne acquistato da Marco Barnabò che lo riportò, attorno al 1951, al suo antico splendore. Degno di nota è infine l'esteso giardino che si dilunga sul Canal Grande, costruito con una sapiente volontà prospettica che conferisce al giardino "romantico" un elemento di teatralità. La famiglia Barnabò contribuì a rivalutare il giardino anche grazie al recupero della grande vera da pozzo con l'arma dei Malipiero sui cui lati sono raffigurate le sembianze dei due sposi, Caterino e Elisabetta, come segno dell'unione delle due famiglie. 

La residenza, già nel Quattrocento, veniva considerata un luogo di cultura in città, per il forte impulso che diede all'editoria; la questione è ulteriormente avvalorata dalla presenza, nel Seicento, di due teatri nella Parrocchia di San Samuele. In uno di questi, Giacomo Casanova, che viveva in un edificio vicino, vi suonò mentre la madre Zanetta Farussi vi lavorò come attrice. Alcuni ritengono che Palazzo Malipiero fu uno dei luoghi dove Giacomo cominciò a farsi conoscere, non solo per le sue doti letterarie ma anche per la sua vocazione di seduttore.

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Pubblicato: Martedì, 31 Marzo 2015 — Aggiornato: Lunedì, 13 Aprile 2015