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La residenza, nonostante la facciata maestosa ed essenziale, nasconde degli interni di pregio che stupiscono il visitatore; in particolare, lo stucco è stato utilizzato — per la prima volta a Venezia — come elemento decorativo fondamentale.

Originale il ponte privato che collega il palazzo al giardino.

La famiglia Albrizzi era originaria di Bergamo ma si trasferì a Venezia nel XVI secolo. La famiglia era famosa per il commercio dell’olio e per aver messo a disposizione della Repubblica le proprie navi mercantili per le battaglie contro i turchi. Ciò che si può ammirare oggi del Palazzo è frutto di una serie di trasformazioni che la casata mise in atto dal 1648 al 1692, data in cui vennero acquistati più lotti di questa residenza dalla famiglia Bonomo. Nonostante gli Albrizzi possedessero a Venezia tre dimore, questa divenne la loro preferita, ragion per cui la vollero arricchire nel modo più sfarzoso possibile.

L’esterno del Palazzo è semplice e rigoroso e ogni finestra della facciata che guarda al rio San Cassiano è sormontata da un tettuccio intagliato nella pietra; probabilmente nel passato il suo prospetto mostrava decorazioni pittoriche oggi inesistenti.

Non si può parlare di semplicità, invece, se ci si riferisce all’interno, dove nel portego si possono ammirare stucchi maestosi. Affascinanti i fanali di galere veneziane dell'ammiraglio Angelo Emo — che si imparentò con la famiglia Albrizzi — nonchè di notevole bellezza i tre dipinti su tela settecenteschi del pittore Antonio Pellegrini. L’elemento decorativo raggiunge il suo culmine negli angeli e amorini che si trovano intorno agli stemmi familiari, ai tendaggi in stucco sorretti da puttini in volo, da un baldacchino con grandi drappeggi, da porte sormontate da imponenti medaglioni in stucco dorato, dai ritratti appartenenti alla casata e da un mobilio in stile rococò.

Tuttavia tutta questa fastosità non sfocia nel grottesco, ma risulta armoniosa nell’insieme, grazie all’equilibrio dei colori. Per quanto riguarda i formidabili stucchi, si presume che abbiano lavorato alle decorazioni i ticinesi Abbondio Stazio e Carpoforo Mazzetti Tencalli oltre al veneto Antonio Gaspari.

All’interno della dimora si può ammirare anche un’opera di Antonio Canova, il busto di Eleonora di Troia, che ricorda Isabella Teotochi. Membro della famiglia Albrizzi e donna di enorme cultura, Isabella Teotochi diede un grande contributo alla formazione culturale del suo tempo fondando un celebre salotto letterario che venne frequentato da personaggi illustri quali, tra gli altri, Lord Byron, Ippolito Pindemonte, Vittorio Alfieri, Ugo Foscolo e molti altri ancora.

Nel 1771 gli Albrizzi demolirono alcune case nella parte posteriore per poter ingrandire la propria residenza, area che poi divenne l’odierno campiello omonimo. Attiguo all'edificio sorgeva il Teatro Nuovo di San Cassian, il primo teatro pubblico di Venezia, che nel 1812 venne abbattuto perchè quasi inutilizzato; in sostituzione, gli Albrizzi vi crearono un'area verde, splendido esempio di giardino veneziano, che ancora oggi conserva gli antichi splendori.

Il parco è raggiungibile percorrendo un attraversamento privato che lo collega a Palazzo Albrizzi; il ponte non è a ridosso dell'acqua, come lo sono praticamente tutti a Venezia, ma è sospeso dal secondo piano della residenza e si congiunge ad una finta torre in mattoni. Il ponte sovrasta Rio di San Cassian e l'unica maniera per poterlo vedere bene è via laguna, disponendo di un'imbarcazione privata non a motore o a bordo di una gondola.

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Pubblicato: Domenica, 02 Ottobre 2016 — Aggiornato: Domenica, 02 Ottobre 2016