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Il sale fu, per secoli, elemento fondamentale nella vita dei veneziani: oltre ad essere una perfetta merce di scambio, permetteva una conservazione ottimale dei cibi, in un'epoca in cui il frigorifero non esisteva.

Fu proprio l'esigenza di avere un posto dove poter accumulare forti quantitativi di questo alimento che portò alla costruzione di questi fabbricati.

Questo enorme complesso monumentale fu edificato indicativamente all'inizio del 1400 in un punto nevralgico della città: infatti, lungo queste fondamenta, c'era uno dei principali luoghi di approdo delle imbarcazioni che portavano materiali e merci a Venezia.

Le motivazioni che portarono alla costruzione di questo fabbricato è chiara: c'era l'esigenza di depositare enormi quantità di sale, in speciali magazzini — detti Saloni — particolarmente robusti nelle strutture portanti perimetrali in grado di reggere l’enorme peso del prodotto accumulato.

La facciata è ad unico piano e sviluppata in lunghezza, con nove grandi portali sormontati da altrettante finestre a mezzaluna; sopra è presente la scritta Emporio dei Sali.

Verso il 1830, il complesso venne restaurato e valorizzato dall'architetto Alvise Pigazzi — allievo del più noto Giannantonio Selva — quando ancora rappresentava un importante fonte di commercio per la città lagunare.

Nel XX secolo, quando l'attività venne dismessa, tutto lo stabile subì un periodo di decadenza e nel 1960 divenne di proprietà comunale. Attualmente, questo complesso ospita — su allestimento di Renzo Piano e commissione della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova — una mostra permanente di Emilio Vedova.

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Prima pubblicazione: Mercoledì, 02 Maggio 2012 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 31 Agosto 2017

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