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Il Consiglio di Dieci nel febbraio del 1505 affidò l'impresa della ricostruzione a Giorgio Spavento, proto della Basilica di San Marco e a Francesco Garzoni, Provveditor al Sal, la specifica soprintendenza amministrativa delle opere. Fin dall’agosto dello stesso anno è certa la collaborazione di Antonio Abbondi detto lo Scarpagnino, che sovraintese anche alle opere di finitura, come la progettazione della porta verso la chiesa di San Bartolomeo.

La citazione nel decreto del Senato del 19 giugno 1505, relativo ai progetti per il fondaco, di un modello messo a punto dall'architetto dei mercanti tedeschi, Hieronymus, la effettiva realizzazione del suo progetto ed il ruolo di quest'ultimo quale progettista rimangono tuttora non completamente chiariti.

Il rinnovato Fontego, a pianta regolare quadrata, è costituito da un grande cortile centrale con un portico di venti arcate al piano terreno su cui poggiano tre piani di logge aperte, da un'ampia riva, da magazzini e botteghe all'esterno, queste ultime però riservate ai commercianti veneziani.

L'edificio viene così descritto da Francesco Sansovino nella sua celebre guida "Venetia città nobilissima et singolare":

“Gira questo edificio intorno 512 piedi, con la sua faccia piena di lumie e di fori sull'acqua. Di fuori lo circondano 22 botteghe, pur del corpo di questo palazzo, dalle quali si trahe grossa entrata. Le faccie da tutte le parti son dipinti da primi huomini d'Italia ... Dentro nel fontico gira un cortile quadrato co' sottoportici attorno in volto, posti l'uno sopra all'altro à quali si sale per due scale grandi, et all'intorno sul piano vi sono camere et stanze commode al numero di 200, fra le quali era altre volte molto notabile la camera del Foccari, dove con ordine pur troppo maraviglioso si contenevano tante suppellettili et massaritie che harebbono addobbato ogni gran casa.”

Sembra esagerata la stima del Sansovino di 200 camere, in realtà le stanze abitabili erano complessivamente un'ottantina suddivise tra i tre piani, con due grandi sale angolari al primo piano verso il Canal Grande, in corrispondenza agli ampi poggioli ancora esistenti.

Nel 1586 i mercanti tedeschi, a scanso di nuovi pericoli d'incendio, chiesero fossero fabbricate in pietra anche le scale del secondo e terzo piano dell'edificio, all'epoca erano ancora in legno. Nell’occasione essi non esitarono a lodare l'estrema munificenza e generosità della Repubblica per averli dotati di un così splendido palazzo.

Ai primi di agosto del 1508 l'edificio era ultimato. Il compimento della decorazione esterna venne affidato a Giorgione e Tiziano. Giorgione affrescò la facciata prospiciente il Canal Grande, Tiziano lavorò nella facciata del Fondaco verso le Mercerie e il Ponte di Rialto.

Gli affreschi vennero ben presto danneggiati dagli agenti atmosferici, dal clima umido e dal salmastro della laguna, e già nel Settecento erano praticamente illeggibili. Ne resta testimonianza attraverso le acqueforti di Anton Maria Zanetti (1760).    

Nel 1937 vennero recuperati i resti della Nuda di Giorgione (Gallerie dell'Accademia) e del Compagno della Calza di Tiziano, mentre nel 1967 furono staccati i resti della cosiddetta Giuditta sempre di Tiziano e alcuni larghi frammenti della decorazione tizianesca (Galleria Franchetti alla Ca' d'Oro). Questi pallidi resti sono tutto ciò che ci rimane della decorazione del Fontego che tanto aveva colpito i contemporanei proprio per la sua straordinaria qualità coloristica.

(pb)

Galleria immagini

Paolo Forlani, Veduta di Venezia, 1566. Particolare del Fontego
Domus Germanorum, 1616

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