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Da luogo religioso dedicato ai monaci benedettini a centro internazionale di studio e ricerca dedicato alla conoscenza e alla crescita intellettuale.

La presenza della Fondazione Giorgio Cini ha regalato sicuramente quel qualcosa in più a questo complesso monumentale: ha reso unico e speciale un luogo già magnifico.

Originariamente, nel X secolo, il monastero venne eretto dal 982 beato Giovanni Morosini su volere del doge Tribuno Memmo che gliela donò per tale scopo. 

Oltre ad essere luogo di culto, il convento accoglieva i figli delle migliori casate dell'epoca e ben presto l'importarza di questo luogo aumentò, diventando punto di riferimento per Venezia che gradatamente si riempì di opere e di materiali di enorme valore e di corpi e relique. Tra le tante, si ricorda le spoglie di santo Stefano e il relativo pellegrinaggio, una volta all'anno, dei dogi che diede vita ad una festa notturna tra le più note della Serenissima. 

Il monastero, dopo esser stato raso al suolo dal terremoto del 1223, venne rieretto nel 1229 grazie al doge Pietro Ziani.

Nel 1443 arrivò sull'isola Cosimo de Medici con il suo architetto di fiducia Michelozzo Michelozzi che realizzò la biblioteca di cui oggi, purtroppo, non è rimasto nulla a causa dell'incendio del 1614.

Con la fine della Repubblica veneziana, il convento venne soppresso e dal 1808 al 1929 fu utilizzato e seriamente deteriorato dall'occupazione militare austriaca che vi si stabilì nel 1851.

Fu grazie al contributo del conte Vittorio Cini che il complesso monumentale potè tornare agli splendori di un tempo: nel 1951 fu istituita la Fondazione Giorgio Cini, centro internazionale di attività culturali, artistiche ed educative. All'interno della Fondazione, è presente un importante complesso bibliotecario la cui organizzazione degli spazi agevola un percorso di fruizione aperto e multidisciplinare, mettendo a disposizione degli interessati materiali di pregio e spesso unici. Sono presenti innumerevoli materiali relativi alla storia di Venezia, non solo in formato cartaceo ma anche digitale e cinematografico, alla letteratura, alla musica, il teatro, ai rapporti tra Venezia e l’Oriente e tra Venezia e l’Europa.

La sede della fondazione è visitabile di sabato e di domenica ed è possibile ammirare autentici capolavori, tra i quali, ricordiamo:

  • il Chiostro dei Cipressi: un esempio di architettura rinascimentale costruito agli inizi del Cinquecento da Andrea Buora;
  • il Chiostro Palladiano: terminato i primi del Seicento su progetto di Andrea Palladio;
  • il Cenacolo Palladiano: l'antico refettorio benedettino;
  • lo Scalone del Longhena: l'accesso all’appartamento abbaziale costruito dal Longhena nel 1643;
  • la Nuova Manica Lunga: l'antico dormitorio benedettino progettato da Giovanni Buora, lungo 128 metri e recentemente riqualificato in biblioteca da Michele De Lucchi;
  • la Biblioteca del Longhena: caratteristica per le originali librerie in legno, intagliate da Franz Pauc;
  • il Labirinto Borges: la ricostruzione del giardino-labirinto da parte dell’architetto Randoll Coate, progettato come riconoscimento al noto scrittore argentino.

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Prima pubblicazione: Lunedì, 31 Dicembre 2012 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 28 Gennaio 2016

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