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Il magnifico cimitero monumentale di Venezia, che non ha nulla da invidiare al Père-Lachaise di Parigi, trova spazio sull'isola di San Michele e risale agli inizi del XIX secolo.

Un luogo di pace e serenità, quasi impossibile da trovare oggi in una Venezia invasa dai turisti.

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Prima dell'arrivo di Napoleone Bonaparte, i deceduti veneziani venivano sotterrati adiacenti alla chiesa parrocchiale di appartenenza — come ancora oggi ricordano i nizioleti di campi e calli — e solamente i benefattori e i nobili potevano avere il privilegio di essere tumulati in sepolcri monumentali, che siano essi chiese o chiostri.

Con l'editto di Sant-Cloud del 12 giugno 1804 venne scelta l'Isola di San Cristoforo della Pace, posizionata di fronte alle Fondamenta Nuove, quale luogo ideale per ospitare il cimitero cittadino, essendo in grado di garantire la sepoltura dei defunti all'esterno del centro abitato e quindi l'igiene. Questa decisione comportò la demolizione di chiesa e monastero preesistenti; la costruzione del complesso monumentale, che non venne particolarmente apprezzata dal popolo, venne affidata a Gianantonio Selva.

Ben presto ci si rese conto, però, che l'esiguo spazio a disposizione per le sepolture non era sufficiente a contenere tutti i corpi dei defunti pertanto si decise di ampliarlo utilizzando l'estensione dell'Isola di San Michele, che nel frattempo nel 1823 venne acquistata dal Comune; venne interrato il rio che divideva i due isolotti e il 2 agosto 1839 ci fu la benedizione del patriarca. Il trevigiano Annibale Forcellini vinse il bando di concorso e definì il progetto mostrando numerosi punti in comune con il Cimitero di Milano; i lavori si conclusero nel 1876. Il risultato finale cercò di abbattere i costi vivi della fabbrica privilegiando una strutturazione semplice ed essenziale a una ricca di fronzoli.

Il Camposanto mostra una pianta a croce greca inserita in un quadrato e una parte terminale a forma ellittica. Il perimetro è segnato da un muro di delimitazione in mattoni pieni rossi a sua volta circoscritto da pietra d'Istria; al suo interno, i numerosi monumenti tombali sono organizzati in sezioni catalogate secondo le cifre romane o le lettere dell’alfabeto. Fino al 1950 si accedeva al cimitero dall'entrata storica fronte Fondamenta Nuove e il primo novembre di ogni anno, giorno della commemorazione dei morti, veniva costruito un ponte di barche, come quello che viene posizionato per la festa del Redentore, che consentiva di attraversare la laguna e collegava Venezia all'isola.

Oggi, scendendo dall'imbacadero, si accede da un'apertura laterale di ridotte dimensioni che porta alla Cappella di San Rocco, circondata da più di trenta cappelle minori, spazio che funge da collante tra l'area più antica e quella più recente. Negli angoli della croce del Forcellini sono presenti quattro recinti che comunicano con la parte principale e agli angoli di ognuno di questi sorgono piccole cappelle con loculi individuali incorporate nelle mura di cinta. La parte finale a forma ovoidale è divisa in due settori: quello occidentale che accoglie le spoglie di ecclesiastici e religiose mentre quello ad oriente è riservato ai militari caduti.

Attraversando un viale di alti cipressi si giunge alla Chiesa di San Cristoforo che è stata affidata perpetuamente all'Arciconfraternita di San Cristoforo nel 1865. L'edificio è opera sempre dell'architetto trevigiano Forcellini con alcuni rimaneggiamenti di Angelo Davanzo mentre gli interni presentano mosaici di Antonio Castman.

A metà del Novecento è stato incaricato lo scultore Napoleone Martinuzzi per alcune decorazioni a bassorilievo dei portali d'accesso ai vari recinti, così che potessero contrastare l'appiattimento artistico conseguenza delle esigue risorse economiche investite. Sono due gli eleganti chiostri selciati con pietra di Monselice nel Settecento: il primo, il Chiostro Piccolo, si incontra subito dopo aver superato il portale d’ingresso gotico, composto da pianta irregolare e un pozzo nel mezzo mentre il Chiostro Grande fu realizzato da Giovanni Buora e tre dei suoi lati racchiudono il giardino di magnolie.

I numerosissimi monumenti funebri, alcuni dei quali finemente adornati in stile neoclassico di scuola post-canoviana, si intervallano con poderosi alberi di allori, querce, aceri, magnolie, pini argentati ed austriaci, araucarie in aggiunta a roseti e siepi. Tra gli altri, sono sepolti nel cimitero innumerevoli personaggi famosi tra i quali: il musicista Luigi Nono, gli storici Giulio Lorenzetti e Pompeo Molmenti, gli scrittori Carlo e Gasparo Gozzi, l'attore Cesco Baseggio, i commediografi Riccardo Selvatico e Giacinto Gallina, i pittori Virgilio Guidi, Emilio Vedova e Mario De Luigi, i compositori Ermanno Wolf Ferrari e Igor Stravinskij (oltre alla pietra tombale di Giacomo Manzù), la famiglia della seconda moglie veneziana dell'attore Anthony Quinn, il pittore-collezionista Italico Brass, i poeti Josif A. Brodskij e Ezra L. Pound, lo psichiatra Franco Basaglia, lo scienziato Christian Doppler, l'ideatore dei "Ballets russes" Sergej Diaghilev. I chiostri accolgono le spoglie dell'architetto Giuseppe Jappelli e il poeta-patriota Alessandro Poerio.

Di proprietà privata e quindi non comunale risultano essere i reparti speciali riservati alla Chiesa Evangelica e Greco-Ortodossa, oltre al recinto numero XVII nel quale è presente il crematorio e il cinerario eretti dalla Società Veneziana per la Cremazione nel 1889.

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