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El parón de casa, il padrone di casa, come amichevolmente viene chiamato dai Veneziani.

Dalla sua cima si può godere di una vista assolutamente mozzafiato della città. E' anche uno dei simboli dello spirito della Serenissima: dopo essere crollato nei primi anni del novecento, è stato ricostruito esattamente com'era in origine. Mozzafiato è anche la sua altezza vertiginosa, soprattutto se osservato dai suoi piedi verso la punta.

E lo sapevi che il termine ombra (bicchiere di vino) deriva proprio dall'abitudine di andare a bere un buon bicchiere di vino all'ombra del campanile, nei giorni più caldi?

Il Campanile di San Marco, l’edificio più alto di Venezia, si trova davanti alla Basilica di San Marco, di fronte allo spigolo della Libreria Sansoviniana.

La base è un quadrato con il lato di 12 metri, la struttura è in cotto e alta circa 50 metri, sormontata da una cella campanaria sopra la quale è posto un “dado” che fa da zoccolo alla cuspide piramidale. Sopra la cuspide è collocato un angelo dorato. Il tutto per un’altezza di circa 100 metri, di cui 3,68 dell'angelo.

Con la cuspide rivestita di lamiere dorate e con i falò che venivano accesi durante la notte nella cella campanaria, il campanile era un ottimo faro per i naviganti: poteva essere avvistato a più di 40 chilometri di distanza.

Il campanile ha una storia lunga e spesso tormentata dagli avvenimenti.

La costruzione ebbe inizio sotto il dogado di Pietro Tribuno, tra l’888 e il 912, sopra delle antecedenti fondazioni romane. Nel 1173 venne inserita la cella campanaria, sotto il doge Vitale Michiel II. La forma attuale si ottenne solo negli anni 1513-15, ad opera dell’architetto Piero Bon, con l’aggiunta dell’angelo in legno rivestito di rame dorato che doveva fungere da anemometro.

Negli anni 1537-49 venne costruita una loggetta ai piedi del campanile, di ispirazione classica, su progetto di Jacopo Sansovino. La loggetta venne in seguito ampliata con un terrazzo esterno a balaustra, chiuso da un cancello in bronzo.

Vista la considerevole altezza e le strutture in ferro che lo rinforzavano, il campanile era diventato un naturale e  grande parafulmine. Innumerevoli fulmini lo colpirono nei secoli, incendiandolo, facendogli cadere la cima o provocando squarci nella struttura. I maggiori danni riportati a causa dei fulmini si ricordano negli anni: 1388, 1489, 1548, 1562, 1565, 1582, 1653, 1745, 1761 e nel 1762.

Soltanto nel 1776 il campanile fu dotato di un parafulmine, suggerito dall’abate Giuseppe Toaldo; era una sorta di cavo elettrico che scaricava sotto alla Piazza. Fu un toccasana: da allora non vi si verificarono più scariche di fulmini addosso alla sua struttura.

Ma anche incendi e terremoti  non dettero tregua alla torre campanaria. Ad esempio, nel 1403 le torce che illuminavano la cella campanaria appiccarono il fuoco alla struttura e,  nello  sconvolgente  terremoto che nel 1511 interessò Venezia, il campanile riportò gravi danneggiamenti. In seguito a questi danni venne restaurato e completato da Piero Bon.

Nel corso degli anni il campanile si indebolì sempre di più, riempiendosi di crepe. Il 14 luglio 1902, alle 9.47 del mattino, Venezia e tutta la laguna vennero scosse da un boato: il campanile era crollato in una enorme nuvola di polvere. Per fortuna il crollo avvenne in modo indolore: afflosciandosi su se stesso, i danni rimasero limitati ad un angolo della Biblioteca Marciana e alla morte di un gatto e qualche colombo.

Vi fu subito una corsa alla ricostruzione: con la parola d’ordine “Dov’era e com’era” partirono subito i lavori di rifacimento di uno dei simboli della città.

Fino dal XIV secolo alla base del campanile sostavano delle bancarelle che vendevano artigianato e vino. Queste avevano l’abitudine di spostarsi con l’ombra della torre, perciò la gente diceva: “Andèmo bèver al’ombra” (Andiamo a bere all’ombra). Con il tempo, nella parlata popolare, la frase diventò “Andèmo bèver un’ombra” (Andiamo a bere un’ombra), dove il significato del termine “ombra” è modificato, indicando invece un bicchiere di vino. È questo che i Veneziani dicono quando invitano un amico a bere qualcosa.

Nel 1609 Galileo Galilei presentò la sua nuova invenzione, il telescopio, al Doge e al Consiglio della Serenissima

Dieci anni dopo, il 25 aprile 1912, nonostante le molte difficoltà tecniche e problemi di ogni sorta, venne inaugurato Il nuovo campanile, comprensivo della Loggetta ricostruita.

Da sempre chiamato affettuosamente “El parón de casa”, il Campanile di San Marco scandiva il tempo della città con le sue cinque campane, ognuna con diverso suono e nome:

  1. Marangona (Campanòn, o Campana Maggiore), segnava l’inizio e la fine del turno lavorativo dei marangoni, carpentieri dell'Arsenale, e batteva il primo avviso per le riunioni dei senatori. Fu l’unica campana a salvarsi dal crollo del 1912. Tuttora suona a mezzanotte;
  2. Trottiera, ricordava ai patrizi le sedute del Maggior Consiglio (dove arrivavano a cavallo, “al trotto”);
  3. Nona, suonava a mezzogiorno (e lo fa tuttora)
  4. Mezza Terza (o Prègadi) annunciava le riunioni dei Pregadi, i membri del il Senato e alcune funzioni religiose;
  5. Renghiera (o Maleficio) annunciava una esecuzione capitale in corso.

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Prima pubblicazione: Domenica, 26 Agosto 2012 — Ultimo aggiornamento: Sabato, 19 Agosto 2017

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