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Dove oggi c'è la stazione dei treni, sorgeva una chiesa dedicata a Santa Lucia. Qui si svolse un curioso fatto storico legato alla sua reliquia, che oggi possiamo rileggere anche con un sorriso.

Della chiesa rimane oggi solo una lapide commemorativa facilmente visibile sul piazzale antistante la stazione.

Luogo di culto di origini antiche (oggi abbattuta e sostituita dalla stazione ferroviaria), alcuni ritengono potesse risalire a poco dopo l'anno mille mentre altri, tra cui il Sansovino, la riconducono alla fine del XIII secolo. Certamente, la titolazione a Santa Lucia avvenne nel 1280. Quando i veneziani saccheggiarono Costantinopoli, si appropriarono del corpo di Santa Lucia e lo portarono a Venezia; tale reliquia inizialmente trovò spazio nell'isola di San Giorgio Maggiore e poi venne spostata in quest'area.

Un primo restauro avvenne nel XIV secolo e la relativa consacrazione il 3 agosto 1343 da tre vescovi. Ci fu poi una ricostruzione tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, durante la quale vennero realizzate due cappelle titolate una alla famiglia Mocenigo e l'altra alla figura della Santa Lucia per mano di Donato Baglioni. Venne consacrata nuovamente nel 1617 dal patriarca Francesco Vendramin

Verso la metà del Quattrocento, la chiesa passò sotto la giurisdizione del vicino convento del Corpus Domini e poco dopo, alcune sorelle che vestivano l'abito dei servi di Maria sotto la regola di S. Agostino, vi aprirono un convento. Il desiderio di queste ultime di ampliare i propri spazi le portò ad accordarsi con le sorelle del Corpus Domini le quali dimostrarono di essere disposte a trovare i fondi per l'ampliamento del convento in cambio del corpo di Santa Lucia. Queste ultime, però, disattesero l'accordo e portarono via con l'inganno la reliquia e, nonostante l'intervento del Consiglio dei Dieci, queste non sentirono ragioni e fu solo l'intervento dei fedeli che cambiò le cose. Questi minacciarono le suore di otturare tutte le porte del loro convento in modo che niente e nessuno potesse entrarvi o uscirvi; fu la vista dei muratori pronti all'opera che convinse le sorelle a restituire la salma. 

La chiesa era costituita da un'unica navata e la facciata era affiancata da due campanili come dimostrato dal quadro di Francesco Guardi. Nel suo interno ci lavorarono Jacopo Palma il Giovane, Matteo Ingoli, Girolamo Pirotti e Bonifacio De Pitati

Nell'Ottocento, quando si decise di abbattere il luogo di culto e l'annesso monastero, il corpo di Santa Lucia venne trasferito nella chiesa di San Geremia. Per fortuna, si sono salvate tre tele di Palma il Giovane.

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Pubblicato: Lunedì, 22 Dicembre 2014 — Aggiornato: Venerdì, 03 Novembre 2017

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