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La prima chiesa di Venezia dedicata al culto di Maria e pare tra le prime otto sorte in laguna.

Frutto di un'apparizione: la Vergine Maria si manifestò a San Magno in figura di bellissima matrona (da cui deriva il nome Santa Maria Formosa).

Non dimenticare di alzare lo sguardo verso l'alto per osservare l'originale campanile: non capita tutti i giorni di vederne uno così, con le pareti decorate da motivi geometrici in rilievo.

Di origine antichissima (si ipotizza intorno al VII secolo), la leggenda vuole che una notte la Madonna apparve in sogno sotto “vaga forma” all’allora Vescovo di Oderzo San Magno, ordinandogli di edificare un tempio in un luogo da lei indicato. Sempre la tradizione vuole che la famiglia Tribuno contribuì finanziariamente alla costruzione della chiesa intitolata alla Purificazione della Beata Vergine, la quale fu  in seguito rinominata Santa Maria Formosa, in onore della forma assunta dalla Madonna durante l’apparizione.

I primi lavori di rinnovamento dell’edificio sono attestati durante la seconda metà del IX secolo ad opera della famiglia Patrizio (in tale occasione peraltro la chiesa ottenne il titolo di parrocchia);  il grande incendio del 1106 portò alla seconda ricostruzione della chiesa che rimase tale fino al 1492, quando a causa delle precarie condizioni delle strutture portanti si decise di effettuare una totale ristrutturazione dell’edificio.

Il lavoro venne commissionato all’architetto Mauro Codussi, il quale morì prima della conclusione dei lavori avvenuti nel 1542, anche se è certo che alla morte del progettista almeno la parte interna fosse già stata completata.

Il progetto del Codussi prevedeva di mantenere la disposizione planimetrica dell’edificio, conferendo alla pianta a croce greca originale una disposizione a croce latina da tre navate con presbiterio e absidi semicircolari; Lungo le navate minori vennero ricavate le profonde cappelle laterali scandite da mura sormontate da volte a botte, mentre la navata centrale è coperta da volte a crociera poggianti sui capitelli prensili. L’interno è caratterizzato dell’essenzialità delle decorazioni (accentuata dal ridotto gioco cromatico composto dai bianchi marmi e dal grigio dell’intonaco) e soprattutto dalla luce che entra dalle varie finestre che contribuisce a dare maggiore spazialità.

La facciata verso il canale venne eretta durante la fase finale dei lavori su commissione della famiglia Cappello con l’intento di inserirvi un monumento funebre dedicato all’ammiraglio Vincenzo Cappello. Non si conosce l’autore del progetto, tuttavia rispetto al disegno ideato dal Codussi, la facciata presenta un disegno a capanna tripartito da pilastri corinzi a sostegno del timpano triangolare; sopra l’ingresso venne posizionata la statua dedicata al Cappello, opera dello scultore Domenico di Pietro Grazioli.

Furono sempre i Cappello a finanziare mezzo secolo dopo la costruzione della facciata sul campo, come testimoniano i tre busti posti sull’ordine superiore rappresentanti alcuni personaggi della famiglia.

L’interno è caratterizzato da pianta a croce greca con cupola all’incrocio dei transetti; un'unica navata principale è fiancheggiata da altre minori con ampie cappelle laterali. Tutte le altre cappelle hanno il soffitto con volta a botte mentre la navata e il transetto sono coperti da volte a crociera. Elemento di particolare effetto è il gioco di colori creato dalla pietra impiegata per cornici, contorni delle 28 finestre, archi e pilastri. Sono numerosi i capolavori che si possono ammirare al suo interno, come i dipinti della scuola di Giovanni Bellini, la Madonna con Bambino e San Domenico di Giambattista Tiepolo, il Trittico della misericordia di Bartolomeo Vivarini, Santa Barbara e santi di Jacopo Negretti detto Palma il Vecchio e molti altri.

Nel 1611 venne effettuato anche il ridisegnato il campanile per opera del sacerdote Francesco Zucconi: il disegno si rivela assai originale per via della notevole altezza della canna e per i motivi curvilinei in pietra bianca che ornano la campanaria; particolare anche la chiave d’arco del portone d’ingresso, sulla quale è posta una testa grottesca che John Ruskin descrive così: "Una Testa enorme, disumana, mostruosa, riguardante biecamente in degradazione bestialem troppo orribile per essere definita o descritta, o contemplata per più di un istante... ".

Nello stesso anno in cui venne terminato il campanile (1688) si verificò un terremoto che causò il crollo della cupola: non sarà la prima volta, dato che nel 1916 un bombardamento austriaco la fece crollare nuovamente assieme al tetto, all’organo e ad alcuni dipinti custoditi al suo interno e solo nel 1921 venne effettuato un intervento di ricostruzione.

Una ricorrenza legata a Santa Maria Formosa era il giorno della Purificazione di Maria Vergine: ogni anno il Doge si recava a fare visita alla chiesa in ricordo della liberazione di dodici ragazze prigioniere dei pirati istriani effettuata da un gruppo di veneziani; la festa entrò nella tradizione, inizialmente con il nome di festa delle Marie, poi venne rinominata festa de le Marie de tole quando si decise di utilizzare per la processione alcuni manichini di legno in rappresentanza delle ragazze liberate.

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Prima pubblicazione: Martedì, 15 Maggio 2012 — Ultimo aggiornamento: Sabato, 13 Febbraio 2016

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